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LA
VISIONE APOSTOLICA |
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In un periodo come questo in cui si vede adempiere rapidamente la predizione dell'apostolo Paolo: "verrà il tempo che non sopporteranno LA SANA DOTTRINA; ma per prurito d'udire si accumuleranno dottori secondo le proprie voglie e distoglieranno le orecchie dalla verità e si volgeranno alle favole" (2 Timoteo 4:3-4), il soggetto che sto per proporvi è di estrema importanza.
La dottrina, equilibrata dagli altri aspetti della vita cristiana, ha una funzione indispensabile per rendere compiuto l'uomo di Dio e la Chiesa di Cristo; il suo ministerio di edificazione contribuisce alla maturità spirituale dei credenti e non può essere sostituita da altri espedienti per quanto buoni essi siano.
Tuttavia, per raggiungere questo scopo, la dottrina deve essere SANA e per essere sana deve essere SCRITTURALE. La frase "sana dottrina" è particolarmente paolina e infatti viene adoperata incisivamente dall'apostolo Paolo per consigliare ed ammonire i suoi successori, Timoteo e Tito. (Didaskalia - 1 Timoteo 1:10; 2 Timoteo 4:3; Tito 1:9; 2:1).
Un tale serio atteggiamento è implicito nel soggetto enunciato per la nostra meditazione, ma prima di rispondere alla domanda: «La Visione Apostolica: ideale o realtà?» è indispensabile che accenniamo - anche se molto sommariamente - in che consiste la Visione Apostolica, che è la bella e concisa denominazione adoperata per descrivere la dottrina della Chiesa Apostolica. La Visione di cui stiamo parlando non è frutto della fantasia di "visionari", ma è qualcosa di estremamente pratico e che effettivamente tiene i nostri piedi sulla terra benché siamo "seduti con Cristo nei luoghi celesti" (Efesini 2:6).
Per afferrare il suo vero significato basta sostituire la parola "visione" con "rivelazione" e senza mutare minimamente il senso si può parlare della "rivelazione apostolica", perché non è qualcosa che abbiamo veduto soltanto con gli occhi spirituali, bensì qualcosa che abbiamo ricevuto per mezzo dell'illuminazione interiore dello Spirito Santo. Non c'è nulla di astratto in essa anzi, la visione, è ben definita. Benché l'apostolo Paolo la descrivesse come "il mistero" (Efesini 3:3), per noi non è più mistero perché ci è stato rivelato ed è stata comunicata al popolo di Dio una chiara concezione e comprensione della volontà e del proponimento divino.
Nella parola "proponimento" vi è la chiave per comprendere la Visione Apostolica, poiché essa segue "il proponimento eterno, il quale Egli ha fatto in Cristo Gesù, nostro Signore" (Efes. 3:11). È importantissimo notare che questo proponimento si basa su una PERSONA e, senza alcun dubbio, voglio dire che la Visione Apostolica è la visione di una Persona: la Persona di Cristo! Questa verità è l'insostituibile punto di partenza per arrivare ad una convinzione circa la Visione, poiché se non vediamo CRISTO nella Sua pienezza, non vedremo mai nulLa che abbia un vero valore spirituale. La Visione Apostolica è Cristocentrica!
È da CRISTO che scaturiscono tutte le verità poiché Egli e solamente Lui è la miniera insondabile di rivelazione, la fonte inesauribile di luce! Quando Paolo disse al Re Agrippa: "Io non sono stato disubbidiente alla CELESTE VISIONE" (Atti 26:19) intendeva riferirsi nel modo più assoluto alla visione della Persona di Cristo avuta sulla via di Damasco, la quale fu la visione che racchiudeva tutte le rivelazioni che in seguito l'apostolo avrebbe ricevuto.
Noi sbagliamo e sbagliamo di grosso se pensiamo che la Visione Apostolica voglia dire una enfasi esclusiva sui versetti biblici che fanno riferimento agli apostoli e ai profeti. La verità dell'esistenza e della funzione di questi ministeri è uno dei punti più salienti della nostra dottrina - e del quale ringraziamo Iddio - ma la Visione è più ampia, più larga... Non ci sono soltanto le due colonne del Tempio: gli apostoli e i profeti. C'è il grandissimo Tempio stesso: tutto il proponimento di Dio. Quelle hanno bisogno di Questo per l'espressione della gloria e della pienezza della Persona di Cristo! Il centro e la circonferenza della nostra Visione, il tutto infatti, e Cristo! Cristo esaltato non soltanto alla sommità dell'universo (Efes. 1:21) ma, e in modo particolare, Cristo esaltato alla Signoria della Chiesa (Efes. 1: 22), che è la Sua pienezza. Questa visione è un incanto per il cuore in comunione col Signore Gesù.
Dalla Visione suprema e sublime della PERSONA di Cristo, sbocciano altre virtù la principale delle quali è il PROPONIMENTO di Dio, quel proponimento che Egli ha eternamente formato in Cristo (Efes. 3:11). La rivelazione paolina palpita della verità sorprendente del proponimento divino che abbraccia le età passate (Efes. 3:9) e le età future (Efes. 2:7), la cui vitale espressione è nel Corpo di Cristo, nella Sua Chiesa (Efes. 1:22-23), lo strumento scelto, redento e suggellato per manifestare la grazia, la sapienza e la ricchezza di Cristo. Questa è la rivelazione particolare che Paolo descrive come "il mio Evangelo" (Rom. 16:25) e che ora sta al centro della Visione Apostolica: la visione di una Persona che si manifesta per mezzo di un Corpo mistico, di quella Chiesa che Cristo ha infallibilmente proposto di edificare ad onta della malefica opposizione (Matt. 16:18). È per mezzo di questa Chiesa, di questo Corpo che Cristo vuole manifestarsi ed adempiere il Suo proponimento. Nessuna denominazione può vantarsi di essere il Corpo di Cristo, questo capolavoro divino che supera i limiti denominazionali, abbraccia le elezioni di Dio e raccoglie sotto un sol Capo i membri della Chiesa in tutto il mondo.
Questa convinzione circa il proponimento di Dio, anche se espressa assai sinteticamente, ci conduce ad un'altra inevitabile considerazione: quella in merito al PROGRAMMA di Dio in questa dispensazione.
La Parola di Dio dice che non vi è soltanto "la rivelazione del mistero" (Efes. 3:3), ma anche "l'amministrazione del mistero"; infatti, sempre in Efes. 3:9, la parola «dispensazione» (oikonomia) vuol dire anche amministrazione. Nell'amministrazione del mistero la Visione Apostolica assume una espressione pratica perché quello che Egli eternamente propose diviene una meravigliosa attuale realtà se si segue il programma che Dio ha stabilito. Non si pensi mai che Cristo abbia abbandonato la Sua Chiesa ai piani ed ai programmi degli uomini; per Essa vi è il programma divino e la Visione Apostolica si inserisce nello svolgimento di tale programma che richiede necessariamente la completa funzione di tutti e cinque questi ministeri: quello di apostolo, di profeta, di evangelista, di pastore e di dottore! Perciò non ci vergognamo di riconoscerli e di nominarli dove e quando vengono dati alla Chiesa odierna. È nostra ferma convinzione che questi ministeri sono indispensabili per la realizzazione del proponimento di Dio per il cui programma, in questa dispensazione, necessita non solo la funzione del pastore ma anche quella dell'apostolo, non solo la funzione dell'evangelista ma anche quella del profeta, in modo che la Chiesa raggiunga la statura perfetta di Cristo.
Il pensare o il credere che questi ministeri siano stati dati per dare inizio alla Chiesa non ha nessun fondamento biblico. Essi sono stati dati per il perfezionamento della Chiesa e quindi la loro funzione è per tutti i tempi. Però questi cinque principali ministeri non escludono il ministerio di ogni membro della chiesa, anzi, ogni membro ha una funzione particolare che contribuisce al benessere del Corpo in generale (1 Corinzi 12:20-25).
La Visione Apostolica mentre riconosce l'importanza dei doni ministeriali e della loro insostituibile funzione nella Chiesa, nega qualsiasi barriera tra il cosiddetto clero ed i laici. Il programma di Dio abbraccia il ministerio di tutti i membri del Corpo ed essi funzionano unitamente per l'adempimento del programma divino. Ogni membro ha una mansione che gli è stata affidata dal Signore ed è in linea con questo programma che il proponimento di Dio prende una forma tangibile in questa economia di grazia, nella visibile manifestazione della Chiesa.
Questa Visione Apostolica è la ragione d'essere della nostra esistenza come «denominazione» e permettetemi di dirvi che come Visione, essa è ideale! Non ideale perché irrealizzabile, ma per la sua perfezione! Sì, la Visione è perfetta! Ricordiamocelo! La Visione è perfetta ad onta delle imperfezioni che, purtroppo, sono evidenti nella sua espressione pratica, a causa delle limitazioni e delle mancanze umane.
Come il peccato nella vita del credente non rende imperfetta l'opera redentrice di Cristo, così le debolezze ed i falli degli uomini non rendono imperfetta la Visione Apostolica. Fu proprio per questo preciso motivo che l'apostolo Paolo poté scrivere ai credenti in Corinto, nonostante tutte le loro mancanze: "voi siete (non: SARETE) il Corpo di Cristo". La perfezione viene dall'Alto!
Come è vero che da un lato la Visione Apostolica è ideale, dall'altro è altrettanto vero che la Visione è realtà operante e trionfante nella Chiesa di oggi e possiamo dire con l'apostolo Giovanni: "Quello che abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con gli occhi nostri, quello che abbiamo contemplato e che le nostre mani hanno toccato... ne rendiamo testimonianze".
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