La legge del Corpo di Cristo [1]

Corpo di Cristo

LA TRASCURATA
E DIMENTICATA LEGGE
DEL CORPO DI CRISTO

di W.R.Thomas

LA VOCE DELLO SPIRITO SANTO

[ Parte Prima ]

1.  Definizione, delineazione e finalità della legge del Corpo di Cristo

A.  Definizione

Per LEGGE DEL CORPO DI CRISTO s’intende che la “designazione ed ordinazione di uomini ad un Ministerio nella Casa di Dio avvengano in virtù di una chiamata mediante la voce dello Spirito Santo”. Questa è la sola regola e la maniera perfetta che Dio adotta per chiamare ed ammettere uomini al Ministerio e pertanto solo quelli che sono stati DESIGNATI e CHIAMATI per la Parola dello Spirito Santo MEDIANTE IL PROFETA ed ordinati PER IMPOSIZIONE DELLE MANI DEGLI APOSTOLI possono considerarsi Suoi Ministri.

Tale LEGGE DEL CORPO DI CRISTO è stata trascurata e dimenticata dalla Chiesa visibile nel corso della sua storia e conseguentemente sono stati adottati altri metodi escogitati e quindi accettati dagli uomini. Iddio, però, commiserando la Sua Chiesa, si è compiaciuto, in assenza degli Apostoli e dei Profeti, di ordinare uomini al Ministerio a mezzo di Vescovi (o Pastori od altri) assicurando la sussistenza della Chiesa anche se imperfetta. Ora, però, Egli ha di nuovo donato Apostoli e Profeti volendo perfezionare la Sua Chiesa mediante il quadruplice ministerio della Sua Casa e compiere il Suo Piano nella presente dispensazione. Misericordia è stata fatta alla Chiesa!

Iddio ha ripristinato i Suoi Ministeri organici nella Sua Casa! Il silenzio è stato rotto! Iddio non tacerà più! Ormai Iddio parla in mezzo al Suo popolo rivelando i segreti di ogni cuore, discernendo intenzioni e pensieri prima che l’animo umano possa concepirli: Egli parla al Suo popolo per mezzo della Parola Profetica e chiama al Suo servizio coloro che Egli ha predestinato inviandoli quindi nella Sua vigna.

Iddio stesso, per il bene della Sua Chiesa, sceglie coloro che vuole ammettere al Santo Ministerio; perciò quegli uomini che ricevono il nome di Apostolo, o Profeta, o Evangelista, o Pastore e Dottore, devono essere pronti a rispondere positivamente alla Sua chiamata ed andare ovunque Egli voglia inviarli. Coloro che da Lui sono anche scelti per espletare un servizio sotto la guida degli ANZIANI, cioè i DIACONI e le DIACONESSE, si rallegrino di questo servizio che, anche se comporta umili mansioni, è sempre un compito affidato da Dio. Dobbiamo essere tutti contenti di rimanere al nostro posto!

Se è vero che l’Apostolo Paolo nelle sue epistole a Timoteo e Tito indica i principî spirituali, morali ed altri necessari alla vita della Chiesa su cui debbono conformarsi i Servi di Dio, è altresì vero che LA LEGGE della quale noi parliamo è qualcosa di più che questi principî prescritti dall’Apostolo, in quanto tale LEGGE è una disposizione obiettiva ed indubbiamente si tratta di un comando post-resurrezionale e pre-ascensionale strettamente inerente al Regno di Dio che il Signore impose ai Suoi Apostoli i quali dovevano e devono porsi questo limite: scegliere per l’ordinazione solo coloro che sono stati designati e chiamati dalla voce dello Spirito Santo. Leggere Atti 1:1-3. Quindi è volontà di Dio ed ordine della Chiesa la succitata LEGGE DEL CORPO DI CRISTO per cui la “designazione” e la “ordinazione” di uomini al Ministerio nella casa di Dio debbono avvenire in virtù di una chiamata mediante la voce dello Spirito Santo.

B. La legge del Corpo di Cristo è espressione della volontà di Dio

Questa LEGGE del Corpo di Cristo è espressione della Divina Volontà e ciò appare evidente dalle seguenti considerazioni:

  1. La legge della voce dello Spirito in relazione a Cristo
    Gesù Cristo, nella cui vita ministeriale è stata rivelata la perfetta volontà di Dio relativa all’ordine nella Chiesa, fu ammesso al Sacerdozio dopo essere stato chiamato da Dio stesso e fu chiamato, non senza motivo, in conformità ad un principio generale o legge che ancor oggi regola ogni ammissione al Ministerio. Gesù non prese da Sé la gloria e quell’onore, ma li ebbe da Dio stesso ed in un modo simile ad Aaronne, ma molto più gloriosamente, poiché Egli era ed è l’Eterno Figliuolo di Dio, Sacerdote secondo l’ordine di Melchisedec.

  2. La legge della voce dello Spirito in relazione ai servi di Cristo
    Poiché Cristo fu chiamato al Suo Santo ed alto Ministerio in base ad una legge generale, è INCONCEPIBILE che i Suoi Servi nell’essere ammessi da Lui all’espletamento ministeriale nella Sua Chiesa, siano esenti o dispensati da tale LEGGE GENERALE che fu perfettamente rispettata nei riguardi del Signore. I Ministri devono essere chiamati da Dio, NON dagli uomini, per mezzo di Gesù Cristo e Dio Padre e non di comitati di uomini. Leggere Atti 13:1-3; Galati 1:1.

  3. La Vita del Capo partecipata al Corpo mediante la voce dello Spirito Santo
    Cristo fu ammesso al Suo Ministerio Sacerdotale dopo la Sua Resurrezione quale primogenito dai morti, Capo del Corpo, cioè della Chiesa (Colossesi 1:18). Egli, quindi, non è solo il Capo o Reggitore, non è solo un esempio ai Suoi, non è solo il modello al quale devono essere conformati i fedeli in un continuo processo di santificazione, ma è il capo del corpo governato e controllato dalla legge della sua vita essendo tale corpo la manifestazione della sua stessa vita sulla terra. Questo il motivo per cui le Sacre Scritture ci insegnano che, come nel Corpo vi è uno speciale organo per adempiere il rito dell’ordinazione, (l’Apostolato), così nello stesso Corpo vi è uno speciale organo per la designazione dei Ministri (la voce dello Spirito Santo tramite il Profeta). In altri termini, Iddio ha provveduto i vari organi al Corpo in maniera tale da attuare il principio secondo il quale coloro che sono ordinati al Ministerio debbono essere prima chiamati da Dio.

Dando uno sguardo generale sulle tre considerazioni presentate, scorgiamo che la seconda di esse è contenuta implicitamente nella prima e ci avvalla la LEGGE GENERALE per la quale l’ammissione al Ministerio è condizionata dalla chiamata da parte di Dio stesso. Come si è visto, tale LEGGE è stata applicata al Signor Gesù Cristo perché ci sia di esempio e sia in teoria che in pratica Egli è Dio nella nostra natura, quando ascese presso il Padre e divenne il nostro Sommo Sacerdote ed Intercessore presso il trono di Dio.

C.  La legge del Corpo di Cristo nell’epistolario paolino

L’intero nostro studio è contenuto in forma implicita e sintetica nel passo biblico che è all’inizio e che noi studieremo attentamente. L’Apostolo nella sua epistola agli Ebrei (capp. 1-11) ci insegna che il Figliuol di Dio, lo splendore della Sua Gloria e l’impronta della Sua Essenza, fu fatto di poco inferiore agli Angeli a cagion della morte che patì sostituendosi nel giudizio divino alla caduta umanità. Nella Sua umiliazione per la nostra salvezza, Egli non assunse la natura degli Angeli ma quella dell’uomo dovendo in ogni cosa rendersi simile ai Suoi fratelli, al fin di diventare un misericordioso e fedele Sommo Sacerdote per l’espiazione dei peccati del popolo.

L’Apostolo ci invita a considerare Gesù quale APOSTOLO e SOMMO SACERDOTE della nostra professione di fede ed Egli stesso ci aiuta in tali considerazioni presentandoci alcuni particolari. Per esempio, noi leggiamo in Ebrei 5:1-2: “Ogni Sommo Sacerdote, preso di fra gli uomini, è costituito a pro degli uomini, nelle cose concernenti Dio, affinché offra doni e sacrifici per i peccati; e può aver convenevole compassione verso gli ignoranti e gli erranti, perché anch’Egli è circondato da infermità” ed ancora leggiamo in Ebrei 5:4-7: “E nessuno si prenda da sé quell’onore; ma lo prende quando sia chiamato da Dio, come nel caso di Aaronne. Così anche Cristo NON si prese da Sé la gloria d’esser fatto Sommo Sacerdote; ma l’ebbe da Colui che gli disse: Tu sei il mio Figliuolo; oggi ti ho generato; come anche in altro luogo Egli dice: Tu sei Sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedec”. Questo brano, evidentemente, si riferisce a Cristo quando iniziò il Suo Ufficio Sacerdotale, quando esaltato alla destra di Dio per essere Sacerdote (come Melchisedec) e Re; quindi, non solo Sacerdote, ma anche Re. Leggete attentamente Ebrei 1:5-9; 4:14; Salmo 40:8; Ebrei 10:5-10.

La divina chiamata del Figliuolo di Dio ad essere SOMMO SACERDOTE avvenne in una chiara rivelazione che può esser letta e conosciuta da tutti; infatti lo Spirito Santo disse attraverso il Profeta Davide: “Tu sei il mio Figliolo, oggi Io ti ho generato” (Salmo 2:7) ed ancora: “L’Eterno ha giurato e non si pentirà; Tu sei Sacerdote in eterno, secondo l’ordine di Melchisedec” (Salmo 110:4). Fu rivelato, dunque, il Sacerdozio di Cristo ed i figliuoli di Dio di allora conoscevano tale rivelazione contenuta nella profezia di coloro che nell’antichità parlarono per lo Spirito in relazione a Cristo.

L’incarnato Figlio di Dio quando ebbe compiuta l’espiazione dei nostri peccati mediante lo spargimento sulla Croce del Suo proprio prezioso SANGUE e quando fu resuscitato dalla morte per la gloria del Padre, si presentò al Padre per essere, secondo la chiamata che aveva avuto, SOMMO SACERDOTE non di un sacerdozio terrestre, come quello di Levi, ma di un Sacerdozio dei luoghi celesti (Ebrei 9:23-24).

Aaronne e la sua progenie furono chiamati da Dio per adempiere l’ufficio sacerdotale sulla terra, quali SOMMI SACERDOTI e SACERDOTI SUBORDINATI e, in adempimento a tale chiamata, entrarono nel santuario terrestre essendo investiti ed unti onde offrire doni e sacrifici in espiazione per i peccati del popolo. Nella stessa maniera, in un senso più elevato e glorificato, Cristo, l’incarnato Figlio di Dio, si presentò con ubbidienza nel Santuario Celeste, ricevendo là in celeste gloria il mandato e l’unzione dello Spirito Santo. In questi versi dell’epistola agli Ebrei, l’Apostolo non intende, certamente, narrare semplicemente un fatto, bensì enunciare ed enucleare una legge!

Se il Figlio di Dio fu chiamato all’Ufficio Sacerdotale prima di essere investito di quella particolare unzione per tale Ufficio, ciò fu in forza di una legge invariabile del Governo di Dio. Rileggiamo le parole dell’Apostolo Paolo: “Nessuno si prende da sé quell’onore; ma lo prende quando sia chiamato da Dio”. Se questa LEGGE regola ogni ammissione al Ministerio e Sacerdozio spirituale al punto che lo stesso Figlio di Dio dovette obbedirvi, molto più fedelmente deve essere oggi rispettata, applicata ed obbedita da parte di tutti coloro che sono ammessi agli Uffici del santo Ministerio. È una legge espressa in termini inequivocabili ed universali.

D.  Le finalità della legge del Corpo di Cristo

Questa LEGGE è per la DISCIPLINA e la PREPARAZIONE dei Servi del Signore. I termini in cui è espressa non vogliono presentarci un’arida norma, ma ci illustrano la sua regola d’essere, i motivi che sono alla sua base e le finalità che si propone nell’ambito della Volontà di Dio. Coloro che sono ammessi al Ministerio dopo avere atteso la chiamata da parte di Dio, abbandoneranno ogni vanagloria e carnalità; infatti, in ogni figliuolo di Dio dovrebbe esserci la prontezza di una completa consacrazione al servizio di Dio; nessuno però ha il diritto di scegliere un modo particolare di servizio o un ufficio specifico o un qualche Ministerio come meglio gli piace.

Chi desidera ubbidire ad una ordinazione, deve farlo non in ubbidienza agli uomini, ma alla volontà di Dio la cui manifestazione espressa deve logicamente essere avvenuta prima che si proceda all’ordinazione stessa. “Nessuno si prende da sé quell’onore, ma lo prende quando sia chiamato da Dio”. Questa è la sola vera porta per la quale si può essere ammessi al Ministerio, ammissione che deve avvenire non in forza di una volgare votazione, né a giudizio arbitrario di un presidente di assemblea. NO! È Dio che sceglie secondo la Sua volontà rivelando la Sua scelta e rendendola effettiva, non semplicemente per l’operazione della Sua provvidenza, ma per diretto intervento tramite la parola parlata, ossia la parola profetica. In tal maniera si raggiungono i seguenti fini:

  1. Il Signore viene glorificato e l’orgoglio umano annullato
    Nel Corpo di Cristo non vi è luogo per l’orgoglio umano desideroso di vani applausi, ma ogni gloria deve essere nel Signore come è scritto: “Chi si gloria, si glorî nel Signore” (1 Corinzi 1:31).

  2. Si ottiene la disciplina, la sottomissione e l’ubbidienza da parte dei chiamati
    L’individuo chiamato al Ministerio diventa ubbidiente alla disciplina imposta da Colui che l’ha chiamato; in tal maniera le operazione di Dio nella sua anima assicurano un progresso morale e spirituale che lo porta alla perfezione per l’opera alla quale egli ha coscienza d’essere stato chiamato e destinato da una VOLONTÀ più alta di quella umana. Dio lo ha chiamato, ed a Dio si sottomette doverosamente; a Lui riguarda quale unica fonte di preparazione ministeriale. Egli ricorda le parole rivoltegli dallo Spirito Santo nella profezia e trova incoraggiamento nell’attendere con piena fede e confidenza le divine dispensazioni che dovranno prepararlo e renderlo compiuto per la Sua opera. Come è stato con il Signore Gesù Cristo, così deve essere con noi, così deve essere con i Suoi servi. Leggiamo ancora Ebrei 5:8-10.

  3. La rivelazione alla chiamata viene resa nota agli altri
    Iddio, nel Suo Figliuolo, l’ultimo Adamo, dona ai Suoi Servi non solo un Ministerio specifico ed un’opera che li tiene impegnati per Lui, ma li assicura anche del Suo beneplacito, incoraggiandoli ed infondendo in loro la forza necessaria per l’espletamento ministeriale. Oltre a tutto ciò, il Signore, mediante la Voce profetica, dona un nuovo contenuto alle preghiere del popolo il quale pregherà per i nuovi chiamati avendo anch’esso ricevuto coscienza della divina scelta e responsabilità gravante su coloro i cui nomi sono stati fatti dal Signore. Inoltre, tale rivelazione viene resa nota anche a coloro cui spetta il Ministerio dell’ordinazione. In tal maniera, tutta la congregazione viene preparata per ricevere i Servi di Dio nel loro espletamento ministeriale dopo l’avvenuta ordinazione da parte degli Apostoli.

L’Apostolo Paolo illustra ulteriormente questa legge, quale mezzo di completa preparazione per i Servi di Dio, nella sua epistola diretta al suo discepolo Timoteo che egli aveva designato (durante la sua assenza) alla cura della Chiesa di Efeso nella quale avrebbe potuto adempiere ogni funzione gi governo, sia verso i fedeli che verso i Ministri. A questo suo discepolo, infatti, l’Apostolo scriveva: “Io t’affido questo incarico, o figliuol mio Timoteo, in armonia con LE PROFEZIE che sono state innanzi fatte a tuo riguardo, affinché tu guerreggi in virtù d’esse la buona guerra” (1 Timoteo 1:18). Ed ancora: “Non trascurare il dono che è in te, il quale ti fu dato PER PROFEZIA quando ti furono imposte le mani dal collegio degli Anziani” (1 Timoteo 4:14).

L’Apostolo aveva ordinato Timoteo al Ministerio mediante l’imposizione delle mani (2 Timoteo 1:6) in forza delle profezie che precedentemente erano state ascoltate e che lo riguardavano. Nell’ordinazione, che probabilmente avvenne in Efeso, l’Apostolo aveva chiesto la partecipazione di tutto il presbiterio o collegio degli Anziani. Nei versetti citati, Paolo esorta, quindi, Timoteo a ricordare, nella grazia del dono che gli era stato largito, LE PROFEZIE che erano alla base della sua ordinazione ed anche la partecipazione degli Anziani nell’ordinazione stessa. L’Apostolo aveva a cuore che il giovane Ministro ricordasse queste cose e particolarmente le profezie il cui continuo ricordo gli sarebbe stato motivo di forza nel buon combattimento, in quanto gli avrebbero sviluppato fede ed intensificata la coscienza per l’adempimento fedele dei doveri inerenti all’incarico ricevuto.

  • La Parola Profetica indicante la chiamata al Ministerio deve essere custodita nella mente e nel cuore come mezzo di grazia anche successivamente all’ordinazione.
  • La Parola Profetica è dunque chiaramente presentata come un mezzo di preparazione per l’ordinazione al Ministerio.

Concludendo questa prima parte e ritornando nell’ambito esplicativo della LEGGE DEL CORPO DI CRISTO, possiamo dire che i due citati e studiati versetti tratti dall’epistola a Timoteo racchiudono e ripetono i termini della LEGGE stessa per la quale apprendiamo che la chiamata di Dio per mezzo della Parola Profetica deve ASSOLUTAMENTE precedere l’ordinazione al Ministerio. Altri brani della Sacra Scrittura enfatizzano questa verità.

[ CONTINUA ]

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