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"Or quando lo spirito cattivo suscitato da Dio investiva Saul, Davide pigliava l'arpa e si metteva a suonare; Saul si sentiva sollevato, stava meglio, e il cattivo spirito se ne andava da lui" (1 Samuele 16:23).
È opinione molto diffusa che il male trionfa più spesso sul bene. Così può sembrare al giudizio superficiale della nostra mente abituata a giudicare le cose nel cerchio ristretto dell'ambiente in cui viviamo, ma scrutando molto più in largo e molto più in alto ed alla luce della rivelazione biblica, dobbiamo convenire che il trionfo finale è sempre del bene sul male e non del male sul bene, e che il male è per un tempo mentre il bene è eterno. Volere investigare intorno all'origine del male non è una cosa molto facile. Quando ci si appresta, molte domande si affollano nella nostra mente, e non sempre trovano una risposta soddisfacente perché tale ricerca non sempre ha un fine santo. Il male, come pure il bene erano già esistenti nel mondo prima che l'uomo fosse creato, anche se sembra che apparissero nello stesso tempo. Fu dopo il comando "Sia la luce" e dopo che "la luce fu" (Genesi 1:3) che leggiamo di quella bella visione: "Dio vide che la luce era buona (bene)". Tutto il resto era male ed occorse la grande opera di restaurazione da parte di Dio. Dopo leggiamo che tra i tanti alberi del giardino che Dio aveva fatto spuntare dalla terra ed in cui era posto l'uomo, si trovava l'albero "della conoscenza del bene e del male" (Genesi 2:9), che certamente troneggiava tra tutti gli altri alberi. Il male era lì presente, ma l'uomo ne era immune e là poteva restare per sempre se avesse osservato il comandamento di Dio di non mangiarne il frutto. Dio aveva dato all'uomo i frutti di tutti gli altri alberi per il suo nutrimento, ed è molto rimarchevole, che egli non fu portato a tendere la mano per cogliere il frutto "dell'albero della vita" per vivere in perpetuo, ma fu portato al male, perché sedotto dal serpente che fu il primo strumento del male stesso.
Dio non ci dà risposta al perché della presenza del male nel giardino, posto proprio sullo stesso albero che portava il bene, e tralasciando di esporre quel po' di luce che abbiamo per rivelazione anche in questo, diciamo ciò che è certo: come tutti gli altri frutti portavano in sé la propria semenza, così anche il male aveva in sé il proprio seme per la riproduzione, con la grande differenza che il seme di tutti gli altri alberi ha avuto soltanto bisogno della terra per riprodursi e moltiplicarsi, mentre quello del male ha avuto bisogno di un corpo e non soltanto del corpo del serpente, ma di quello dell'uomo fatto a "immagine e somiglianza di Dio", e se Eva ed Adamo non avessero mangiato il frutto, il male sarebbe rimasto eternamente sterile. Il male c'era, ma l'uomo non lo conosceva e non lo possedeva, ed una volta mangiatone il frutto, divenne non solo conoscitore e possessore del male ma anche facitore. Il diluvio al tempo di Noè fu mandato da Dio proprio perché "la malvagità degli uomini era grande sulla terra, e che tutti i disegni dei pensieri del loro cuore non erano altro che male in ogni tempo" (Genesi 6:5).
Alcuni affermano che quando l'uomo muore si estingue anche il male, ed è vero, perché il male opera e si riproduce proprio attraverso l'uomo. L'uomo è l'agente visibile principale del male, e rimane sempre la vittima principale del male stesso. Però è pur vero che l'uomo non deve aspettare la morte fisica per far cessare il male, ma lo deve combattere e vincere con la sola arma che Iddio ci ha concesso: il bene. L'apostolo Paolo ci dice: "Vinci il male col bene" (Romani 12:21). L'uomo dovrebbe studiare di scoprire tutta la gamma del male che può essere nel proprio cuore onde debellarlo e prevenirlo, come si fa col male fisico. Il male e il bene sono due forze inesauribili che si combattono senza tregua, e l'uomo, che ne è l'oggetto di conquista da parte di ambedue, una volta vinto, ne diviene lo strumento di lotta.
La storia sia antica sia contemporanea, registra nomi di moltissimi uomini che hanno raggiunto vette altissime quanto al bene ed al male. Le loro opere testimoniano ancora oggi, della loro malvagità o benignità, e poiché la Bibbia è il solo libro che contiene non solo la storia antica, ma anche quella contemporanea e futura, ad essa vogliamo ricorrere per conoscere il bene e il male, perché in essa soltanto si legge del più grande male commesso nel mondo, ossia LA CROCIFISSIONE DEL FIGLIUOLO DI DIO e del più grande bene fatto nel mondo, ossia IL FIGLIUOLO DI DIO CHE SI È FATTO CROCIFIGGERE per salvare dal male il mondo.
Le acque del diluvio spazzarono via gli uomini con tutta la loro malvagità, eccetto Noè predicatore di giustizia che trovò grazia, non merito, agli occhi di Dio, e fu risparmiato con tutta la sua famiglia, ma Cam, pur essendo stato testimone del grande giudizio, presto aprì la porta del suo cuore al male, quando vide suo padre, Noè, in uno stato di ebbrezza. Certamente il genitore non era da lodare per essersi così rilasciato, ma non era nemmeno diritto del figliuolo di biasimarlo. Gli altri due figli, invece, al racconto di Cam, si posero sulle spalle un mantello e camminando all'indietro lo lasciarono cadere sulla nudità del genitore. Voltarono le spalle al male e ne ereditarono bene: "Noè li benedisse", mentre Cam ne ereditò male: "Noè lo maledisse" (Genesi 9:25-26).
Da Adamo a Noè abbiamo tralasciato di fermarci intorno ad altri nomi; così ancora da Noè ed i suoi figli, tralasciamo tanti altri fino a Saul e Davide, i due uomini del nostro testo, i quali pur avendo avuto la stessa chiamata da Dio, non ebbero lo stesso destino, e ciò in forza della loro condotta rispetto al male ed al bene. Nel testo citato leggiamo: "Or quando lo spirito cattivo suscitato da Dio investiva Saul, Davide pigliava l'arpa e si metteva a suonare; Saul si sentiva sollevato, stava meglio, e il cattivo spirito se ne andava da lui" (1 Samuele 16:23). Ci troviamo dinanzi all'invisibile nel quale possiamo penetrare solo per guida dello Spirito Santo. Saul era turbato. Non si trattava di un semplice turbamento morale e nemmeno di uno dei tanti mali fisici che ancora oggi, come ieri, colpiscono l'umanità, ma era turbato dal peggiore di tutti i mali, il male spirituale che incidendo sull'animo e sul corpo portò più tardi Saul alle ben note disastrose conseguenze. La lotta era cominciata nell'invisibile, ma il risultato era visibile. Lo spirito cattivo se ne andava da Saul quando Davide pigliava l'arpa e si metteva a suonare, e se Saul non disse un «Alleluia!», lo diciamo noi perché il bene trionfò sul male.
Abbiamo già detto che non è spiegato all'uomo la presenza del male in Eden, il luogo di delizie dove era posto l'uomo nel principio della creazione, ma la presenza del male in Saul è spiegata da Dio nella stessa narrazione biblica. Presa da sola, l'espressione del testo "lo spirito cattivo suscitato da Dio investiva Saul" potrebbe farci pensare che Dio si dilettava nel mandare il male su Saul, ma armonizzandola con altri fatti abbiamo la piena certezza che Dio non è dispensatore di male bensì di bene. Egli permette qualche volta che il male, entro i limiti della Sua volontà provi l'uomo, come nel caso di Giobbe; altre volte per correggere, ma il più delle volte è l'uomo che, nel rigettare deliberatamente il bene, fa posto da se stesso al male. La colpa per cui Saul veniva investito dallo spirito cattivo va ascritta a lui stesso, quando, per il suo volontario peccato e senza mai alcun sincero pentimento, dette luogo allo Spirito benigno di Dio di ritirarsi da lui. È doloroso leggere: "Or lo Spirito dell'Eterno si era ritirato da Saul, che era turbato da un cattivo spirito suscitato dall'Eterno" (1 Samuele 16:14). Lo spirito cattivo aveva il potere di turbare Saul proprio perché lo Spirito dell'Eterno si era ritirato da lui. Prima egli veniva investito in potenza dallo Spirito dell'Eterno, per esercitare l'autorità regale (1 Samuele 10:6-10), e tale potenza l'avrebbe mantenuta se non avesse disubbidito a Dio nell'offrire l'olocausto al posto di Samuele, per tema che il popolo lo avesse abbandonato (1 Samuele 13), e nel risparmiare all'uccisione Agag il re degli Amalekiti, contrariamente all'ordine che egli aveva avuto da Dio.
Saul era stato chiamato all'alto privilegio di esercitare sul popolo di Dio il potere regale ma non rese salda tale chiamata perché non sentì la grande responsabilità che ne comportava, né la riconoscenza verso Dio che lo aveva chiamato a tale potere. Dalla narrativa biblica non si rileva che Saul avesse qualche volta fatto a Dio una preghiera di ringraziamento, né che avesse chiesto guida e luce a Dio per governare il popolo. Ciò dimostra che Saul non riconobbe che non esiste potere in terra se non dato da Dio, come circa dieci secoli più tardi il Figliuolo stesso di Dio contestò a Pilato quando questi affermava che aveva potere di crocifiggerlo o di liberarlo (Giov. 19:10). Di conseguenza Dio scelse Davide come re, però Saul rimase sempre oggetto particolare del suo amore e più volte si trovò in circostanze molto favorevoli per ravvedersi, fare dietro-front al peccato e prendere per sempre il sentiero del bene.
La presenza stessa di Davide nella sua casa come suonatore di arpa è dimostrazione dell'amore di Dio, perché il vero strumento del bene non era l'arpa nelle mani di Davide, ma Davide nelle mani di Dio. Non era il suono melodioso dell'arpa ad allontanare lo spirito cattivo da Saul, ma era la presenza dello Spirito benigno dell'Eterno in Davide, il Quale nel momento che si era ritirato da Saul aveva investito Davide (1 Samuele 16:13). Il suggerimento a Saul da parte dei suoi servi di cercare un uomo per suonare l'arpa non fu a caso, né a caso la scelta di Davide, ma fu Dio che ispirò e guidò i servi, per dare così a Saul la possibilità di essere liberato dallo spirito del male.
Prima di continuare nel nostro studio possiamo dunque affermare che il bene ha origine in Dio, procede da Dio ed è mandato da Dio. Naturalmente non tutto ciò che è apparenza di bene è vero bene, nemmeno le tante cose stimate dall'uomo come bene. Viceversa il male ha origine nel Diavolo, l'avversario, cioè il contrario, l'opposto di Dio; il male procede dal Diavolo ed è mandato dal Diavolo sempre col permesso di Dio. I flagelli di Giobbe ci danno molta luce a riguardo. Questo è quanto possiamo apprendere dalle molteplici espressioni della Scrittura e specie dai Salmi: "Dio è un Dio di grande benignità", "La Sua benignità sussiste in eterno", e la richiesta di cui alla preghiera insegnataci da Gesù: "Liberaci dal maligno" (Matteo 6: 13).
Dio è la somma di TUTTO IL BENE che esiste nell'universo e da Lui soltanto procede la grande fiumana di tutte le benedizioni; mentre il Maligno, il Diavolo è la somma di TUTTI I MALI e da lui soltanto procede la fiumana di tutte le maledizioni.
Lungo le fiumane che scorrono la terra vi sono piante di ogni specie alle quali il passante può aggrapparsi nel caso di una eventuale caduta, evitando così di essere trascinato dalla corrente negli abissi profondi. Saul era già caduto nella fiumana del male che aveva cominciato a trascinarlo nell'abisso, ma Dio aveva fatto spuntare sulla sponda una pianta alla quale poteva aggrapparsi. Non un rovo o spino fornito di aculei dai quali la mano si sarebbe ritratta per causa del dolore, ma una pianta santa, una di quelle piante vivificate dalla fiumana del bene, come quelle piante cresciute lungo le sponde delle acque che uscivano da sotto la porta del Santuario (Ezech. 47). Dio aveva chiamato Davide alla presenza di Saul, e leggiamo che Saul si era attaccato a Davide "ed ei gli pose grande affetto e lo fece suo scudiero" (1 Sam. 16:21), per cui non veniva trascinato più nel male, ma "si sentiva sollevato, stava meglio e il cattivo spirito se ne andava da lui". Ben presto però il grande affetto si mutò in odio. Quando Saul udì i canti e vide le danze delle donne del suo popolo che tributavano più onore a Davide che a lui stesso, dopo l'uccisione del gigante Goliath, "n'ebbe sdegno fortissimo... e, da quel giorno in poi, guardò Davide di mal occhio" (1 Sam. 18:6-9).
Saul, come Re, doveva anch'egli associarsi all'allegria del popolo e doveva premiare Davide per l'atto di grande eroismo; avrebbe dovuto invitare il popolo a dare tutto l'onore e la gloria a Dio per essere Davide andato incontro al gigante filisteo, dopo essersi spogliato dell'armatura fornitagli dal Re "perché gli dava impaccio", e per averlo affrontato "nel nome dell'Eterno degli eserciti dell'Iddio d'Israele" (1 Sam. 17-45). Ma Saul, pur non avendo avuto lui stesso il coraggio di affrontare il gigante, ne voleva invece la gloria, nutrendo gelosia verso Davide anziché tenerlo in stima per il duplice beneficio di essere stato il mezzo di liberazione dallo spirito malvagio che lo turbava e da Goliath che tutte le mattine insultava le schiere di Israele e le minacciava. Quindi incominciò a guardarlo di mal occhio. Con l'occhio cioè del maligno decretandone infine la morte. Così agendo, non solo favorì lo spirito malvagio di continuare a turbarlo, ma anche di possederlo e di vincerlo. Senza alcuna argomentazione, possiamo affermare che la colpa va ascritta a Saul stesso il quale non seppe dominare il suo peccato di orgoglio. Quello che Dio dichiarò a Caino aveva lo stesso valore per Saul e lo è anche per noi oggi che viviamo a distanza di molti secoli: "Se fai bene non rialzerai tu il volto? Ma se, fai male, il peccato sta spiandoti alla porta, e i suoi desideri sono vòlti a te; ma tu lo devi dominare!" (Genesi 4:7).
La lotta tra il male e il bene, cominciata spiritualmente nell'invisibile per mezzo di Saul e Davide, si protrasse nel visibile corporalmente, ciascuno adoperando la sua arma: Saul il male e Davide il bene, finché Saul non cadde vittima egli stesso sotto il male.
Quando Saul poneva grande affetto in Davide, lo spirito del male che lo turbava se ne fuggiva da lui mentre Davide si avvicinava suonando l'arpa. Ma dal momento che incominciò a guardarlo di mal occhio, fu Davide che dovette fuggire dalla presenza di Saul, perché per Davide non vi erano che due possibilità: o cadere trafitto sotto la spada del Re o passare alla difesa offendendolo. Ma il bene non offende, ama e quando l'amore viene rigettato non rimane altra soluzione che quella di fuggire. Il male odia, il male vuole vendetta, ma il bene ama sempre e perdona a costo di soffrire; tale constatazione la rileviamo proprio dalla narrazione biblica intorno a questi due uomini che furono oggetti di possessione: l'uno del bene e l'altro del male, anche se non in senso assoluto.
Saul cercò con tutti i mezzi di far morire Davide. Due volte cercò di colpirlo con le proprie mani tirandogli la lancia, poi gli dette la figliuola come sposa contro la vita di duecento filistei nella speranza che fosse rimasto ucciso nella lotta, poi ancora lo mandò a prendere dai servi nella sua casa per poterlo fare morire il giorno dopo ed infine, essendo fuggito, lo perseguitò per i monti e nel deserto. Ma nella spelonca di En-Ghedi vediamo come il bene trionfa ancora sul male. Il cuore di Davide batté forte non nella alternativa se ucciderlo o lasciarlo in vita, ma per avergli solo tagliato il lembo del mantello; poi seguì il grido dell'amore dietro Saul: "Se io t'ho tagliato il lembo del mantello e non t'ho ucciso, puoi da questo veder chiaro che non v'è nella mia condotta né malvagità né ribellione, e che io non ho peccato contro di te" (1 Samuele 24:12).
Saul riconobbe la voce, costatò certamente il lembo del suo mantello tagliato, alzò la voce e pianse! Che genere di pianto fu mai questo? Non di pentimento, altrimenti avrebbe gettato la spada e sarebbe corso ad abbracciare Davide, ma fu il pianto per la sua vita scampata da sicura morte. Saul non cessò la persecuzione contro il suo benefattore né Davide cessò di amare il suo persecutore. Era notte, quando Iddio aveva fatto cadere un profondo sonno su Saul e sul seguito, mentre cercavano di prendere Davide, ma il cuore di Davide era illuminato dal bene e non ottenebrato dal male, perché sarebbe bastato esaudire il desiderio espressogli da Abishai: "Oggi Iddio t'ha messo il tuo nemico nelle mani; or lascia, ti prego, che io lo colpisca con la lancia e lo inchiodi in terra con un solo colpo; e non ci sarà bisogno di un secondo". Ma Davide non si lasciò ingannare e reagì contro tale tentazione. Era pur vero che Iddio glielo aveva messo nelle mani come la volta precedente, ma non per ucciderlo, anzi perché il bene trionfasse ancora una volta sul male. Nessuna dubbia decisione appare dalla risposta di Davide ad Abishai: "Non lo ammazzare; chi potrebbe metter le mani addosso all'unto dell'Eterno senza rendersi colpevole?" (1 Samuele 26:8-9).
[ continua... ]
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