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Il testo biblico citato è quello della traduzione del Diodati (1962)
Iddio ha assegnato ad ognuno un posto nell'ampio sistema della Sua opera per il raggiungimento di alcuni fini positivi e spirituali che rispecchiano aspetti della Sua sapienza e della Sua bontà; ed ognuno deve essere e dimostrarsi fedele per la generale armonia e la comune benedizione ed anche perchè Iddio sia glorificato nell'opera della Sua creazione, la quale è caratteristica per la sua grande e complessa struttura che presenta una diversità di funzioni, di qualità, di fini tutti rivolti alla dimostrazione di qualche verità relativa al Creatore. Angeli ed uomini; sole, luna e stelle; la terra con la sua flora, fauna, sistemi montagnosi e abissali oceani, tutto parla di Lui e tutte le opere della Sua creazione hanno come finalità, prima dei loro complicati ed armoniosi movimenti, l'attuazione dei Suoi disegni e la Sua gloria. L'ordine, la pace e l'armonia dell'universo trovano motivo proprio nel fatto che ogni cosa sussiste, si muove e si regge nella sfera assegnatole adempiendo perfettamente il proprio compito con le relative finalità.
Quanto testè detto è vero anche indipendentemente dalla specifica rivelazione cristiana, intendendo con tale espressione la Rivelazione che Dio dà di Sè nel Suo Figliuolo unigenito, Cristo Gesù. Ma da quando si adempì il piano di Dio nella Incarnazione del Cristo è divenuta chiara la verità che tutte le cose furono fatte per l'Uno-Incarnato, il Dio-Uomo, il Quale deve essere l'Eterno Capo e Reggitore della creazione.
Iddio creò ogni cosa in funzione del Suo Figliuolo e perchè al Suo Figliuolo il tutto fosse subordinato. L'universo dovrà essere e sarà un maestoso regno su cui Cristo dominerà riempiendolo della gloria di Dio.
È noto che in tutta la creazione è l'uomo che occupa la posizione di maggiore vicinanza al Cristo il Quale prese la nostra natura e non quella degli Angeli, morendo per noi e non per gli Angeli. L'intera opera di redenzione fu attuata nell'umanità e per l'umanità, che in tal modo fu sottratta dal dominio della morte, dalla potenza della maledizione e fu glorificata alla destra di Dio. È fra gli uomini e non fra gli Angeli che Egli raccoglie la Sua Chiesa, il Suo Corpo, la Sua Sposa che dovrà avere preminenza su tutte le creature partecipando al dominio, alla gloria ed alla beatitudine di Colui che è il Capo di tutte le cose, il Re dei re, il Signore dei signori.
Cristo e la Sua Chiesa sono le figure centrali nel piano di Dio in relazione all'universo il quale raggiungerà la sua reale condizione solo quando entrambi occuperanno le loro posizioni di governo. La funzione che un re ed una regina possono assolvere nel loro regno, sarà assolta, certo in misura infinitamente ed eternamente superiore, dal Figliuolo di Dio e dalla Sua Sposa nel regno universale.
Tenendo presente il proponimento di Dio verso gli uomini come già brevemente accennato, possiamo subito considerare come sin dal principio della storia degli uomini, Iddio ha cercato di presentare il Suo Figliuolo, Cristo Gesù, la Sua Chiesa e le loro relazioni mediante figure, simboli ed episodi che informa tipica contenevano un sì pregnante ed eterno significato.
Adamo fu creato quale prefigurazione di Cristo e fu posto come "economo" della sua eredità fino a che il vero erede, Cristo stresso, non ne fosse entrato in diretto possesso. Ad Adamo fu dato un giardino come sua fortezza, suo palazzo dal quale avrebbe dovuto esercitare la sovranità che gli fu data su tutta la terra e su tutte le creature viventi. In ciò egli era un'immagine, una figura di Colui che in seguito avrebbe fissato il Suo trono sulla terra per governare su essa in giustizia. È nella luce di ciò che Cristo sarà, che noi possiamo meglio comprendere il posto di Adamo in Paradiso, Re e Sacerdote di Dio, libero dal peccato e dalla morte, padre di innumerevoli miriadi di individui.
Anche la Chiesa, l'eterna compagna di Cristo nel Suo regno, trova la sua prefigurazione nella progenitrice dell'umanità. Adamo non fu lasciato solo nella funzione di progenitore di tutta l'umanità e nella dignità di signore della terra, ma gli fu data una persona quale aiuto nella sua opera e compartecipe della sua potenza e signoria: una persona che era simile a lui nei tratti essenziali del suo essere, ma da lui diffrente nella struttura fisica e nella potenza o facoltà dello spirito. Tali differenze hanno un significato prefigurativo di quelle sussistenti oggi tra Cristo e la Sua Sposa, la Chiesa.
L'uomo fu creato per essere TIPO di Colui che sarebbe stato il reale perfetto reggitore, mentre la donna fu creata per essere il TIPO di coloro che sarebbero stati eternamente subordinati a Cristo e nel contempo elevati alla dignità di compartecipi nel Suo dominio. Il governo, nella sua forma più alta fu affidato all'uomo e la donna, se da un lato era onorata e benedetta dalla partecipazione a tale elevata posizione, d'altro canto gli era inferiore in quanto ad autorità e potenza. Il motivo di ciò è da ricercarsi nel fatto che Dio nel Suo piano ha voluto rendere l'umanità un'immagine di Cristo e della Chiesa, per cui l'ha creata nella sua struttura originale in due distinte ma armoniose parti, di cui la prima, l'uomo, rappresenta in tipo il Capo della Chiesa e il reggitore della creazione, e la seconda, la donna, tipifica invece quel Corpo di persone a Cristo necessariamente inferiore anche se a Lui organicamente unite.
Ecco le ragioni per cui sin dall'inizio l'uomo si è trovato in una posizione di autorità sovrana e la donna in uno stato di graziosa subordinazione. Ciononostante non si tratta di una questione di superiorità assoluta, ma di relazioni volute e determinate da Dio, il Quale pone le Sue creature ove a Lui piace, non arbitrariamente, ma in virtù della Sua profondissima sapienza ed amore. Egli volle l'uomo capo della donna poichè Cristo sarebbe stato Capo della Chiesa e questa verità la volle imprimere nella naturale ed essenziale relazione matrimoniale come anche su un piano generale di vita associata.
Il Nuovo Testamento ci presente chiaramente questa dottrina nelle parole dell'Apostolo Paolo: "Ma io voglio che sappiate, che il capo d'ogni uomo è Cristo, e che il capo della donna è l'uomo, e che il Capo di Cristo è Iddio" (1 Corinzi 11:3), "Conciossiachè il marito sia capo della donna, siccome ancora Cristo è Capo della Chiesa, ed Egli stesso è Salvatore del Corpo" (Efesini 5:23). Il significato di queste parole è chiaro. Esse ci presentano una verità che non ha limiti di tempo o di spazio, che è cioè attuale nel nostro ventesimo secolo come lo fu nel primo, nella democratica America, come nella teocratica Palestina.
Cristo è il Capo della Chiesa in tutte le età ed in tutti i Paesi e se l'autorità dell'uomo e la subordinazione della donna si poggiano su questa eterna verità non cesseranno di essere la legge perfetta della vita umana fino alla fine.
Subito dopo l'avvenuta creazione e sistemazione di Adamo ed Eva nel giardino di Dio perchè lo lavorassero e lo custodissero, cominciò quel conflitto con le potenze delle tenebre, conflitto che dura da circa seimila anni e che non cesserà finchè Satana non sarà gettato nel lago di fuoco.
Vi fu nel cielo una ribellione fomentata e guidata dal grande Arcangelo il quale si levò contro il proponimento di Dio in relazione all'uomo (proponimento che s'accentrava nel Suo Figliuolo, Cristo Gesù uomo, sebbene Satana non ne fosse a conoscenza); l'uomo, infatti, doveva governare la divina creazione e lui stesso. Questo Arcangelo che era stato creato come la più alta delle creature considerava come una beffa il fatto che un'altra persona gli fosse anteposta e rifiutò di essere uno spirito ministratore, un servo, e non voleva che vi fosse una più alta dignità, quella cioè di un figliuolo ed erede. Satana perciò in uno spirito di profonda malizia ed invidia si propose di distruggere l'uomo non appena fosse apparso sulla scena, sì da frustrare per sempre il proponimento di Dio che iniziava con l'atto della Sua creazione. Per l'attuazione del suo diabolico piano Satana si avvalse dell'unica proibizione fatta all'uomo per far prova della sua fedeltà ed obbedienza ed alla quale era legata intimamente la condanna di morte spirituale; però non pensava affatto ad una possibile redenzione da essa.
La storia sacra ci racconta che il Serpente si rivolse prima alla donna ed, avendola vinta, ella stessa indusse il marito alla medesima trasgressione. Nel compiere quest'atto tanto deprecabile, perchè era un'aperta disubbidienza a Dio e comportava la perdita del Paradiso e rendeva ereditaria la morte spirituale a tutti gli uomini, la donna agì in uno stato d'indipendenza da suo marito; non gli chiese consiglio, non si sottomise al riparo della sua guida e peccò proprio perchè non conferì al marito quell'onore dovutogli quale suo capo e trovatasi sola di fronte alla tentazione non potè non cadere: non sostenuta dalla sapienza e dalla forza che il marito poteva darle, Eva rifiutò quella condizione di subordinazione che le fu assegnata da Dio e da sola, insubordinatamente, si avventurò in una questione che pregiudicava non solo lei ed il marito, ma il destino dell'intera umanità. Ella agì come se non vi fosse stata nessuna relazione che la legasse al marito, come se fosse stata indipendente, come se la sua responsabilità fosse completa senza, cioè, alcun rispetto verso l'uomo: in tale maniera violò virtualmente la divina istituzione del matrimonio dissolvendone i vincoli e non riconoscendone gli obblighi impliciti.
Il peccato di Eva non fu, però, maggiore di quello di Adamo in quanto ella lo precedette soltanto nella trasgressione e la motivazione della sua caduta sta nel fatto che ella assunse una posizione che assolutamente non le era concessa e trascurò di avvalersi dell'aiuto maritale che Dio le aveva dato. L'Apostolo Paolo ci dice che Adamo non fu ingannato: egli comprese la menzogna del tentatore e s'avvide dei suoi inganni e se Eva si fosse con lui consigliata certo il pericolo sarebbe stato eluso. Non dobbiamo dimenticare che Adamo non prese il frutto dalle mani del serpente, ma dalle mani della donna peccando in tale maniera con conoscenza, coscienza, deliberatamente e con occhi aperti preferendo affrontare la condanna rigorosa ed irrimediabile piuttosto che separarsi nell'atto peccante dalla compagna della sua vita.
Quello di Adamo fu il peccato maggiore in quanto sapeva ciò che stava per fare e pose in rischio tutto, accettando il dispiacere e la maledizione di Dio invece della benedizione che da principio godeva. In questa trasgressione vi fu un profondo autoabbandono che ci fa pensare alla abnegazione e totale rinunzia di sè con cui Cristo consumò sulla Croce il Suo Sacrificio espiatore per la redenzione della caduta umanità.
In definitiva, la storia della caduta la possiamo compendiare come segue: la donna dimenticò il suo dovere verso il marito, ascoltò le parole ingannevoli del serpente e gli credette, quindi persuase il marito a seguirlo nella trasgressione anche se questi fosse in un primo momento contrario.
Quanto detto è la conclusione della prima scena della storia dell'umanità. Il nemico prevalse sull'uomo ed un'infamante maledizione venne sulla sua anima, sul suo corpo e sulla sua progenie. La porta della sua fortezza fu abbattuta ed il tentatore potè prenderne possesso corrompendo ed oppressando la terra che rimarrà sotto tale triste e diabolico dominio fino al giorno in cui sarà distrutto da Uno più forte di lui, l'uomo, l'Uomo-Dio. Satana sarà cacciato via, sarà schiacciato e sconfitto completamente nella pienezza dei tempi da Uno che sarà proprio di quella razza che egli ha trascinato nel mare della rovina. Il seme della donna schiaccerà il capo del serpente. La vendetta di Dio non sarebbe completa se l'uomo non fosse lo strumento di distruzione dello spirito di orgoglio che ha riempito di confusione il cielo e la terra, calpestando e disprezzando il consiglio dell'Altissimo. La donna che egli ha sedotta con ardita menzogna sarà la madre di Colui che lo calpesterà fino alla polvere.
Tra tanta vergogna, dolore e dosolante rovina che ormai la circonda, la donna riceve una grande e consolante promessa: da lei nascerà il Liberatore il Quale lotterà in un mortale conflitto con l'astuto nemico fino a sconfiggerlo anche se con sofferenza, ma per sempre.
Ma finchè non arriverà il giorno della liberazione, ella dovrà soffrire molti dolori che accompagneranno sempre la sua maternità e, quale segno della disapprovazione divina al suo atto di peccaminosa indipendenza nei confronti del marito, Iddio le disse: "I tuoi desideri dipenderanno dal tuo marito, ed egli signoreggerà sopra te" (Genesi 3:16). L'uomo da parte sua poichè cedetta alla moglie invece di salvarla in ciò che gli era possibile e poichè non seppe conservare la sua posizione di preminenza, fu punito con la perdita della sua eredità spirituale e fu condannato a lavorare come uno schiavo, mentre avrebbe potuto governare e dominare come re.
Da quel fatale momento la vita della donna fu resa in verità dura e triste a causa dell'oppressione dell'uomo. Il peccato cambiò il gentile ed amorevole compagno del Paradiso in un aspro tiranno ed in molti luoghi, infatti, ella è decaduta dalla onorata posizione di un essere amato e guidato dall'uomo, divenendo lo strumento della sua avarizia e la vittima della sua concupiscenza.
In Israele la condizione e la sfera di azione della donna era stabilita dalla rivelazione divina e quindi era migliore di quanto non lo fosse nelle altre nazioni. Purtuttavia, quella della donna rimaneva sempre una condizione di subordinazione.
L'ufficio sacerdotale poteva essere assolto solo dai figli di Aaronne e, eccezion facendo per Debora, i poteri di governo erano affidati solo agli uomini. Spesso troviamo donne profetesse, come Debora, Anna, Ulda, tramite le quali lo Spirito Santo esprimeva gloriosi canti di ringraziamento e dava anche dei consigli ai re, ma l'ufficio profetico per eccellenza fu adempiuto principalmente dagli uomini e sono di questi profeti i messaggi che ci sono pervenuti, perchè fossero di edificazione anche per la Chiesa di oggi.
È impossibile negare che prima della venuta del Signore il governo del Suo popolo e l'esercizio d'autorità erano affidati ad uomini; purtuttavia non possiamo negare che in molte donne troviamo nobili caratteri e profonde spiritualità come nelle mogli e figli di patriarchi, profeti e re. Il più alto onore che abbia ricevuto una donna fu quello di Maria, strumento umile e benedetto di Dio per la nascita del promesso Liberatore, la progenie della donna. Il Cristo compì ogni dovere che gli fu imposta dal Suo mandato: schiacciò il capo al serpente, debellò il peccato, dette alla morte un colpo definitivo, aprì la porta di una nuova vita mediante la Sua Resurrezione dalla morte ed infine glorificò l'umanità sedendosi sul trono di Dio. Fu da questa posizione elevata che Egli effuse lo Spirito Santo per raccogliere ed edificare la Chiesa.
Una nuova dispensazione ebbe inizio sotto la Signoria ed il governo di Uno, nato da donna e per la preparazione di una sposa, di cui la donna era il tipo, per essere partecipe con Lui nel dominio e gloria attraverso tutte le età.
In questa dispensazione, si è avuta la emancipazione della donna da quello stato di inferiorità in cui si trovava rispetto all'uomo e la sua elevazione ad un perfetto stato di uguaglianza in relazione a tutti i doni e prerogative spirituali che sono date nella Chiesa. Molti preziosi doni sono affidati alla donna da Colui che nutre ad un tempo amore di figlio e di marito, sì che ancora una volta sono vere le parole di Paolo: "non v'è nè maschio nè femmina; perciocchè voi tutti siete uno in Cristo Gesù" (Galati 3:28-29).
La rigenerazione ed il battesimo con lo Spirito Santo partecipano alla donna la nuova vita dell'asceso Signore e la rendono parte del Suo Corpo, ossa delle Sue ossa, carne della Sua carne; nella Santa Comunione ella riceve il nutrimento di quella vita, il cibo celeste del Suo Corpo e Sangue; per imposizione della mani degli Apostoli ella riceve i dono spirituali secondo la distribuzione dello Spirito Santo che già dimora in lei come Divino Consolatore. Ogni benedizione spirituale che Cristo effonde, ella può ricevere liberamente.
Ciò che alla donna non è concesso è l'amministrazione dei vari riti per i quali vengono concesse le benedizioni divine. LE DONNE NON SONO "Apostoli", ma sono benedette di ogni grazia che gli Apostoli partecipano; NON SONO "Pastori", ma sono curate con ogni amorevole cura che Gesù, il gran Pastore, esercita mediante i Pastori; NON SONO "Evangelisti" ma ad esse mediante gli Evangelisti giunge il caro messaggio della Croce e del Regno. Tutto ciò non esclude che esse possano esercitare i doni dello Spirito per la edificazione ed il conforto della Chiesa: alcune possono profetizzare, come le figliuole di Filippo e mediante loro lo Spirito Santo parla nelle comunità dei fedeli consolando i cuori con salmi, inni e cantici spirituali; alcune, come Febe, possono essere Diaconesse adempiendo quel ministerio di aiuto e di consolazione per i santi.
Alla donna sono ormai aperte nuove sfere di santa attività, nuove speranze sono sorte in loro, respirano una nuova atmosfera di vita: nel loro carattere sono state infuse una nuova dolcezza ed una nuova dignità.
In relazione al governo bisogna dire che esse ne sono completamente escluse non meno di quanto lo fossero sotto la legge. Il Signore è geloso delle Sue prerogative come Capo della Chiesa. Egli desidera mostrare che ogni autorità è da Lui emanata e viene pertanto affidata all'uomo che è Suo tipo e rappresentante. Alla donna invece dette doni come tipo della Sposa. L'uomo non ha in sè medesimo il diritto di autorità e di potenza: tutto è dono di Cristo e deve essere esercitato e tenuto in uno stato di perfetta subordinazione a Lui. In tutto ciò Egli vuole dare nella Sua Chiesa chiara e precisa testimonianza di una grande verità: Egli è il solo Capo e Signore per volontà del Padre, e la Chiesa, sebbene sia UNA con Lui, deve essere eternamente subordinata a Lui!
Quanto detto è la chiave di molte ingiunzioni apostoliche che noi troviamo negli scritti di Paolo: "Tacciansi le vostre donne nelle raunanze della Chiesa, perciocchè non è loro permesso di parlare, ma debbono esser soggette, come ancora la legge dice" (1 Corinzi 14:34); "... come la Chiesa è soggetta a Cristo, così le mogli debbono esser soggette ai lor mariti in ogni cosa" (Efesini 5:24); "Ma io non permetto alla donna di insegnare, nè di usare autorità sopra il marito, ma ordino che stia in silenzio" (1 Timoteo 2:12). Tali proibizioni non sono per l'umiliazione e l'oppressione della donna (nessun pensiero del genere poteva essere nel cuore di Gesù) ma per esprimere in tipo quel glorioso mistero della relazione della Chiesa con Cristo, del quale esprimerne ogni aspetto in parola, atto o simbolo, dovrebbe essere la più alta gioia tanto dell'uomo come della donna.
Il cristianesimo ha elevato e nobilitato il carattere della donna mediante la santità impressa alla famiglia tanto vessata nella sua istituzione da una invadente poligamia, mediante le molteplici e possibili attività sante che le sono offerte e mediante le possibilità di purificazione, conforto e consolazione che si annidano nella sua vita. L'espressione "Mariti, amate le vostre mogli, siccome ancora Cristo ha amato la Chiesa, e ha dato se stesso per lei" (Efesini 5:25) ha introdotto elementi di gentilezza e di tenerezza nella famiglia cristiana, elementi che erano completamente assenti nel paganesimo. La posizione della moglie, come simbolo della Sposa di Cristo, ha dato alla donna dignità e preziosità sconosciute fino alla rivelazione del mistero della Chiesa. La storia cristiana risplende di moltissimi ricordi di opere e sofferenze di sante donne prodigatesi presso i malati ed i morenti, nell'educazione dei fanciulli, nella cura della propria casa, in atti di celeste devozione, nel sacrificio di se stesse per aiutare l'uomo in ogni sfera della vita umana.
Grandi sono state le benedizioni che la donna ha ricevuto dal Cristianesimo rispetto sia a privilegi esteriori quanto alla vita e gioia spirituale come ognuno può vedere comparando le leggi ed abitudini cristiane con quelle di popoli pagani. Senza dubbio vi sono ancora molte cose da cambiare poichè il Cristianesimo non ha finora avuto nel mondo una positiva possibilità di agire; infatti la vita del mondo è più o meno corrotta e debilitata e le istituzioni di nessuna nazione sono state modellate sulla Legge di Cristo. Ciò che ancora resta da fare ai Cristiani per migliorare la condizione della donna, e nel rimuovere ancora crudeltà esistenti e nell'estendere la sfera della sua attività, deve essere fatto nel più breve lasso di tempo possibile: Cristo sta per ritornare!
Oggi vi è un movimento molto avanzato che favorisce gli pseudodiritti della donna, movimento che non è affatto aderente alla fede cristiana, anzi è sovversivo e radicalmente rivoluzionario nel senso più malvagio ed anticristiano; la conseguenza di una sua eventuale affermazione (cosa del resto possibile per essere noi giunti oramai al tempo in cui matura e si manifesta ogni malvagità) sarebbe quella di abbattere una delle più grandi barriere che ancora resiste alla piena dell'empietà che dovrà sommergere la cristianità nella iniquità e nella bestemmia.
Il peccato più iniquo ancora non è stato commesso sulla terra: cioè ancora non è giunto il momento in cui un uomo si fa chiamare Dio e, sedendosi nel Tempio di Dio, avoca a sè onori e prerogative divine rifiutandosi di riconoscere il vero Dio ed il Suo Unigenito ed Unto Figlio.
Vi sono state molte manifestazioni germinali di questo peccato nei secoli scorsi, basta ricordare gli imperatori pagani i quali sono stati adorati come dii e l'istituzione religiosa che oggi ha usurpato il posto e l'autorità di Cristo in maniera tale da giustificare pienamente i riformatori che la denunziarono all'opinione pubblica come espressione dell'anticristo. Il vero Anticristo, l'uomo del peccato, colui che si porrà contro ogni cosa e che porterà il nome di Dio, però ancora deve venire. Questi sarà la perfezione del capolavoro di Satana: come "Dio fece l'uomo" (che fu la più grande opera della Deità) così "l'uomo farà un dio" (che sarà la più grande opera del Serpente).
Fu grande il trionfo del nemico quando riuscì a far cadere l'uomo usurpandogli il posto e l'eredità, ma sarà più bello per lui sbarazzarsi del Cristo come Redentore e quindi ingannare l'uomo non facendogli sentire il bisogno della salvezza. La prima vittoria ottenuta in terra dal Maligno fu quella di far uscire l'uomo dal Paradiso e facendolo trovare sotto l'ira di Dio ed il giudizio della morte; ma il suo sforzo maggiore è consistito sempre nell'impedire l'attuazione dell'opera salvifica che Dio avrebbe compiuta mediante il Suo Figlio Incarnato; e la sua ultima e più potente opera consisterà nel fondare un falso regno in cui l'uomo regnerà con splendore di pseudodivinità. Cristo riporterà nel Paradiso l'uomo dopo averlo lavato da ogni peccato nel Suo Sangue e liberato dalla morte mediante la Sua Resurrezione. Satana da parte sua dichiarerà di ristabilire l'uomo nella sua posizione di governo pur rimanendo privo della espiazione del suo peccato ed affatto rimossa la sua maledizione. L'ultima e peggiore malvagità sarà rivelata sulla terra con la deificazione della caduta umanità e l'elevazione dell'uomo fino a farlo sedere sul seggio di Dio e portar lo scettro di Dio: ma questo non può accadere mentre rimane viva la testimonianza del peccato e della caduta dell'umanità; l'uomo non può affermare di essere Dio mentre confessa di aver peccato contro Dio e di essere caduto in Sua disgrazia. Perchè ciò avvenisse dovrebbe essere cancellata tutto quanto si sa della colpa umana ed ogni testimonianza circa la necessità della Redenzione per il Sangue di Cristo.
L'inferiorità della donna rispetto all'umo in relazione all'autorità ed al governo è in uno dei suoi aspetti un ricordo della passata trasgressione; fa ricordare la caduta ed è una prova che l'umanità è sotto la maladezione del peccato e rivela così la menzogna della pretesa perfezione, indipendenza e sovranità dell'uomo. Ciononostante v'è anche un aspetto di misericordia e di speranza facendo vedere prospettivamente la redenzione, le nozze dell'Agnello e la gloria del regno in cui Cristo regnerà per sempre con la Sua Sposa.
Il posto che la donna occupa nella famiglia cristiana è simbolo divinamente spiegato di un mistero celeste, quello in relazione al rapporto tra la Chiesa ed il Signore nelle età a venire: una con Lui nella partecipazione di tutto il frutto della Sua fatica e di tutti i doni del Suo Padre, ma tuttavia ancora protesa a dilettarsi nel gettare la sua corona ai Suoi piedi e a renderGli omaggio. Satana vuole ad ogni costo liberarsi di questa duplice testimonianza della caduta e della redenzione, testimonianza che ancora condiziona l'attuale posizione della donna e la legge cristiana del matrimonio. Egli non può portare in essere l'Anticristo, egli non può trasformare l'uomo in Dio fino a che non sarà rimossa tale testimonianza che ricorda agli uomini proprio ciò che egli vorrebbe che dimenticassero, cioè che il peccato è venuto nel mondo e che è stato profetizzato una futura liberazione da esso, liberazione mediante Gesù Cristo. Egli deve annullare quindi tutto ciò per potere ingannare l'uomo assicurandogli che nessuna colpa gli è ascritta e che nessuna maledizione è su lui e per fargli credere quindi che non ha bisogno alcuno di redenzione.
L'uomo del peccato mai può indicarsi e presentarsi come Dio se non fondandosi sul fatto che l'umanità è divina, cosa che non si può affermare fino a tanto che la donna continua a tenere il posto di subordinazione che le è stato prorio in tutte le età della storia umana ed al quale la cristianità ha posto il suo suggello poichè v'è in questa posizione della donna la confessione di una colpa passata e la profezia di una futura redenzione. Non c'è da meravigliarsi se Satana si inpegni a cancellare questa testimonianza e stimoli la donna a lottare per la sua uguaglianza all'uomo facendole affermare: «Io e l'uomo siamo uguali», "Egli è un usurpatore e tiranno ed il suo diritto a governare la famiglia e lo stato è solo una pretesa: nel nostro rapporto con l'uomo non v'è immagine alcuna di Cristo e della Chiesa». È questo il carattere anticristiano dei movimenti femministi che dovrebbe farci stare in guardia. Siamo chiamati a contrastare non qualche buona riforma a favore della donna nè tantomeno una sua generica emancipazione, ma tutto ciò che è contro al principio fondamentale per cui il marito è il capo della donna come Cristo è il Capo della Chiesa.
È da lottarsi il principio di totale indipendenza che la donna pretende avere nei confronti dell'uomo, principio che è sovversivo in seno alla cristianità, come nella società comune, e che è in contraddizione all'insegnamento di Cristo ed alla rivelazione che se ne ha nel mistero della Incarnazione e nella teologia paolina. La donna pecca nell'affermare la sua uguaglianza all'uomo, ma pecca maggiormente l'uomo quando offre il suo assenso, poichè significa che abdica alla sua funzione di governo ricevuta da Dio.
Quando sarà raggiunta la totale indipendenza della donna, ogni opposizione alla rivelazione dell'Anticristo sarà rimossa e, come il primo peccato dalla donna compiuto (agire indipendentemente dal marito) lasciò ruinare l'umanità, così il secondo (liberarsi totalmente dal giogo della sottomissione) porterà a rigettare la redenzione e quindi ad una caduta ultima e definitivamente senza speranza. Del tutto vere sono le parole del Signore "Chi s'innalza sarà abbassato!". Per tutti, uomini e donne, i giorni che viviamo sono giorni di prova: il giorno della perfetta libertà non verrà finchè l'Uomo che è nato da donna non ritornerà per rompere tutti i legami e ricompensare ogni anima paziente. Prova più triste della prossima fine non v'è al di là di questo movimento che vuole rivoluzionare i principi della natura e la legge di Cristo nella Sua Chiesa.
Tra tutte le insurrezioni antiautoritarie del nostro tempo, questa prende vita dalle radici più profonde del peccato e del male ed ha in sè il germe della più grande disorganizzazione della società del nostro tempo. Infatti, è da tanto che gli uomini si sono schierati contro ogni forma di governo che non sia proveniente da loro stessi, rifiutando perciò di essere sottomessi a re, sacerdoti e signori; ed ora è la donna che sta cominciando a far valere i propri diritti d'indipendenza ed a liberarsi dal governo dell'uomo in ogni tipo di relazione umana e spirituale: ella sta seguendo l'esempio offertale dall'uomo stesso e sta introducendo nella famiglia il principio di ribellione che si è tanto cercato di eliminare dalla vita sociale e dalla Chiesa. Vi è una divina legge che retribuisce anche le opere della umana malvagità e non è senza questo suo significato ed adattabilità che quest'ultimo peccato della donna sta ora principalmente manifestandosi proprio mentre vediamo consumarsi tanti peccati della Chiesa contro il Suo Signore e Capo. La Chiesa ha usurpato le prerogative del Suo Capo: essa ha parlato di "suoi" ministri, di "sue" dottrine, di "suoi" diritti di obbedienza da parte degli uomini, mentre Egli, il Capo e Reggitore da cui solo può ottenere vita e forza, è stato quasi del tutto dimenticato.
Il Signore Gesù Cristo in questi ultimi giorni sta richiamando la donna all'obbedienza mostrandole quale è il suo posto di moglie, sì da ottenere da lei di nuovo amore e lealtà, in guisa tale da poter ricevere di nuovo i celesti doni che Egli offre in preparazione del Suo ritorno come Sposo e della Sua gloria come Re.
Egli ha mandato i Suoi Apostoli, i Suoi ministri plenipotenziari, per prendere il governo della Chiesa e portarla via dall'attuale suo vagabondare per riportarla ad una amorevole obbedienza: ma essa non li ha voluto ricevere. Gli Apostoli hanno presentato la loro testimonianza a popoli, nazioni, lingue e regni, ma è stata purtroppo rigettata. La Chiesa ha detto: «Non voglio sottomettermi alla volontà del mio Signore; Egli non avrà il posto dello Sposo; io riceverò dagli uomini leggi e comandamenti; io assumerò il loro nome». Ma alcuni hanno accolto l'ultima visitazione di Dio e tra costoro Dio è lodato: nella Sua Chiesa Apostolica!
Iddio sta ora vendicando il Suo Figlio che è ora disonorato nelle continue ribellioni delle mogli contro i mariti. La donna oggi asserisce la sua indipendenza nei confronti dell'uomo e porta in tal modo nel cuore della società umana il peccato che sta tanto disonorando la Chiesa di Dio.
Cari fratelli, non date luogo alla tentazione del nemico. Tenete ferma la volontà di Dio nella famiglia; adoperatevi a fare della Chiesa l'immagine della Sposa, piena di obbedienza arricchita di doni celesti ed in paziente, ma gioiosa attesa della Sua venuta e delle nozze con l'Agnello.
"ECCO, LO SPOSO VIENE!"
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