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"affinché siano uno come noi"
"che come Tu, o Padre, sei in me, ed io sono in te, anch'essi siano in noi"

Giov. 17:11,21

Se scorriamo la storia dell'umanità, vediamo che in ogni periodo vi sono state lotte sanguinose per la conquista o la difesa dell'unità, vuoi che si sia trattato di una unità nazionale, vuoi politica, sindacale e, purtroppo anche religiosa. Oggi più che mai si parla di unità, di alleanze, di blocchi dai quali l'uomo aspetta pace, benessere e serenità, cullandosi nell'illusione che alcunché di buono si possa avere al di fuori di Cristo.

Nella sua grande preghiera Gesù chiese che si realizzasse l'unità fra gli uomini e la preghiera di Gesù ebbe un effetto glorioso. Il mondo si illude alla ricerca dell'unità, della comprensione e della collaborazione. Gesù pregò, ma non pregò per il mondo, bensì per i suoi! Egli stava per dare se stesso per la salvezza del mondo, ma quella preghiera fu fatta per coloro che erano usciti dal mondo.

Il fine della preghiera di Gesù era dunque l'unità dei discepoli e di coloro che avrebbero creduto alla loro parola. Ma quante cose dovevano ancora accadere prima che essi potessero realizzare questa unità! Il Maestro stava per andare al Padre: cosa sarebbe stato di loro? Gesù, prevedendo l'ora tetra che i suoi stavano per affrontare, pregò al Padre che li "conservasse" nel Suo Nome (Giov. 17:12). Conservare significa curare che una determinata cosa si mantenga nello stato in cui si trova; orbene, Gesù chiese che i suoi discepoli fossero preservati da ogni corruzione e rimanessero nello stato di Dio, nel quale Egli li aveva posti. Il termine Conservare può anche avere il senso di "tener al sicuro" e Gesù, sotto questo aspetto, affidando i discepoli al Padre, aveva scelto il riparo più sicuro.

Scorrendo, con cuore commosso, la preghiera, notiamo che Gesù chiede che i suoi siano "preservati dal maligno" (Giov. 17:15), custoditi, cioè, con ogni precauzione dalle insidie di Satana e quindi "santificati nella Verità" (v. 17). Pur non avendo alcuna comunione col mondo, i discepoli dovevano rimanere nel mondo e, pertanto, avevano particolarmente bisogno di essere santificati, appartati, cioè, e separati da ogni contaminazione per udire nel loro cuore l'eco della Parola della Verità che era abitata con loro, invece d'esser confusi dal parlare contrastante degli uomini. Seguiamo, nella narrazione evangelica, lo sviluppo degli eventi.

Il Maestro, dopo che ebbe pregato, fu arrestato, giudicato e crocifisso. Egli fu, per così dire, definitivamente rigettato dalla terra e solo sulla croce poté dire: "Tutto è compiuto". Non salì subito al Cielo, ma rimase sospeso sul legno fra cielo e terra; fu quella l'ora in cui si manifestò la potestà delle tenebre, allorché il buio avvolse la terra man mano che il Sole della Giustizia andava spegnendosi. L'ultima parte della sua missione Gesù la svolse sotto la terra, nel luogo dei trapassati, come ci spiega l'epistola di Pietro: "essendo stato messo a morte, quanto alla carne, ma vivificato quanto allo Spirito; e in esso [nello Spirito] andò anche a predicare agli spiriti ritenuti in carcere" (1 Pietro 3:18-19); ed in 1 Pietro 4:6 inoltre: "Poiché per questo è stato annunziato l'Evangelo anche ai morti; onde fossero bensì giudicati secondo gli uomini quanto alla carne, ma vivessero secondo Dio quanto allo spirito".

Quanto ai discepoli, poco sappiamo del loro tormento di quei giorni. La loro fuga all'arresto di Gesù, il rinnegamento e il pianto di Pietro non ci dicono tutto, ma lo Spirito ci rivela che spaventosa fu la loro crisi. Ciò nonostante, all'infuori di Giuda, il figliolo della perdizione, tutti, assolutamente tutti, furono CONSERVATI, PRESERVATI e SANTIFICATI dalla potenza del Padre secondo la richiesta fatta da Gesù. È interessante notare la sorprendente unità che caratterizzò sempre la vita dei discepoli, non escluse le loro iniziali manifestazioni negative. Essi infatti furono "uno" nella fuga dopo l'arresto di Gesù malgrado l'atto generoso, ma inconsulto, di Pietro nei confronti del servo del sommo sacerdote (Marco 14:50) e nell'isolamento per paura dei Giudei, ad eccezione di Toma assente per circostante imprecisate, ma non certo perché la pensasse diversamente (Giov. 20:19).

Mentre coloro che erano stati sempre col Maestro fuggirono e si nascosero, i discepoli che fino ad allora non si erano rivelati, si mostrarono con coraggio: Giuseppe di Arimatea, consigliere onorato, e Nicodemo, il dottore della legge che si era recato a Gesù di notte, chiesero a Pilato il corpo di Cristo per dargli una degna sepoltura, in ciò adempiendo la profezia di cui Isaia 53.9. Ma i discepoli furono "uno" anche nelle tappe luminose della loro ascesa spirituale al monte degli Ulivi, al momento dell'ascensione di Gesù (Luca 34:50), in Gerusalemme, in attesa della Potenza dall'Alto, secondo l'insegnamento del Maestro, in preghiera, sull'alto solaio, assieme agli altri fino alla discesa dello Spirito Santo, nell'esultanza "di esser vituperati per il Nome di Gesù" (Atti 5:41), dopo il martirio di Stefano allorché "tutti furon dispersi... salvo gli apostoli" (Atti 8:1). Il libro degli Atti e le Epistole ci dicono che, sopravvenute circostanze che li costrinsero a separarsi, i discepoli furono sempre uniti nel vincolo indissolubile dello Spirito, proprio come Gesù aveva pregato.

Il modello dell'unità, addotto da Gesù, era l'indissolubile legame esistente fra il Padre e Lui stesso (Giov. 17:21), e i discepoli riescono a realizzare ed a conservare quest'ideale di unione soprattutto perché sono "uno": nella FEDE, nell'AMORE, nella DOTTRINA e nella PREGHIERA. È quanto si richiede ancor oggi per essere veramente tutti in "Uno" (noi in Dio) e "Uno" in tutti (Dio in noi), come adesso si vedrà.

"UNO" NELLA FEDE

Senza fede è impossibile piacere a Dio. Oh, di quanta e quale fede abbiamo bisogno per realizzare l'unità richiesta da Gesù! "Ma quando il Figliuol dell'uomo verrà, troverà egli la fede sulla terra?" (Luca 18:8). Vi sono sulla terra due specie di fede: la fede del mondo e la fede apostolica (quella dei primi Apostoli). La fede del mondo si fonda sul denaro, sulla forza, sulla scienza, sull'astuzia, sull'idolatria, mentre la fede apostolica è interamente ed esclusivamente in Dio: Padre, Figliolo e Spirito Santo. Gesù stesso dice: "abbiate fede in Dio, e abbiate fede anche in me!" (Giov. 14:1). La fede non interessa tanto la mente o l'intelletto quanto il cuore. Leggiamo: "infatti col cuore si crede" (Romani 10:10), "e la moltitudine di coloro che avevano creduto, era d'un sol cuore e di un'anima sola" (Atti 4:32), "Guardate, fratelli, che talora non si trovi in alcuno di voi un malvagio cuore incredulo" (Ebrei 3:12).

La Chiesa, dunque, se è quella di Dio, deve credere in Lui con tutto il cuore ed avere UNA SOLA FEDE, la fede apostolica, quella, cioè, che ebbe la Chiesa primitiva. La Chiesa, perciò, non può assolutamente disconoscere i Ministeri del Signore, né accettarne, di grazia, solamente alcuni come gli Evangelisti o i Pastori o i Dottori ma onorare il Ministerio anche degli Apostoli e dei Profeti e giungere, mediante la loro opera, ALL'UNITÀ DELLA FEDE come è insegnato in Efesini 4:11-13. Bisogna credere a tutta la Rivelazione del Signore; Gesù, ancora oggi, dice: "siavi fatto secondo la vostra fede" (Matteo 9:29).

"UNO" NELL'AMORE

Amore e odio, ecco due forze opposte e insopprimibili che, a giusta ragione, sussistono in noi per cui s'impone l'esigenza d'aver chiara consapevolezza di quel che dobbiamo amare e di quel che dobbiamo odiare. Dio stesso, che è Amore per eccellenza (1 Giov. 4:8) , ama il peccatore, ma odia il peccato! Dio è Amore e lo ha dimostrato in quanto "ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo Unigenito Figliolo affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna" (Giov. 3:16); il Figliuolo è Amore poiché "ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, affin di santificarla" (Efes. 5:25); lo Spirito Santo è Amore "perché l'amor di Dio è stato sparso nei nostri cuori per lo Spirito Santo che ci è stato dato" (Romani 5:5) e perchè il primo frutto dello Spirito Santo è l'Amore (Galati 5:22).

Per essere "uno" nell'amore, quindi, dobbiamo dimorare nel Padre, nel Figliuolo e nello Spirito Santo! Per realizzare ciò, non basta essere salvati, occorre essere anche suggellati! È scritto che: "chiunque invocherà il Nome dell'Eterno sarà salvato" (Gioele 2:32), ma, per essere "uno" nell'amore, è assolutamente indispensabile il Battesimo dello Spirito Santo poiché, se lo Spirito Santo abita in noi, diveniamo dimora dell'Amore e siamo interamente permeati dall'Amore.

Purtroppo, oggi molti cristiani non credono affatto in questo glorioso Battesimo, altri lo confondono con una subitanea manifestazione emotiva; altri, infine, sono tratti in inganno da battesimi di menzogna (meditare il capitolo 22 di 1 Re), ma coloro che possiedono lo Spirito Santo nel cuore sanno che il suo Battesimo è un Battesimo di Amore. Amore innanzi-tutto e sopra-tutto verso Iddio, secondo il comandamento: "ama Il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, e con tutta l'anima tua, e con tutta la forza tua" (Luca 10:27) e poi verso il nostro prossimo.

Chi ama i fratelli lo fa perché ama Iddio (1 Giov. 4:20) e questo amore lo porta ad amare anche i nemici. Chi è posseduto dall'amore ama non solo Dio, il prossimo ed i fratelli, ma ama anche i nemici. Se non è facile amare Dio, il prossimo ed i fratelli, è assai difficile amare i nemici; ma proprio dall'amore che abbiamo verso i nemici come verso gli amici, conosciamo se l'Amore è in noi e noi nell'Amore. Amare i nemici non vuol dire condividere le loro idee, assuefarsi ai loro costumi, né tanto meno accomunarsi ai loro vizi, ma, pur rimanendo separati, sentir compassione per loro come creature bisognose della nostra intercessione. Gesù disse: "Amate I vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano" (Matt. 5:44-45).

"UNO" NELLA DOTTRINA

L'Epistola agli Ebrei ci ammonisce a non esser trasportati da diverse e strane dottrine (Ebrei 13:9) e così l'epistola agli Efesini (Efes. 4:11). Vi sono, infatti, moltissime dottrine dalle quali ci dobbiamo guardare: vi è la dottrina dei Farisei, condannata da Gesù con la citazione del Profeta Isaia: "Ma invano mi rendono il loro culto, insegnando dottrine che sono precetti d'uomini" (Matt. 15:9), vi è la dottrina dei demònî (1 Timoteo 4:1) propria di coloro che hanno apostatato dalla fede, la dottrina di Balaam (Giuda 11; 2 Pietro 2:15; Apoc. 2:14) professata dagli amanti del lucro e molte altre ancora. Ma noi esultiamo di gioia poiché anche oggi è predicata e vissuta la sana dottrina (Tito 2:1) ad onta dell'ostilità più o meno celata di quanti, purtroppo, non la possono "sopportare" (2 Timoteo 4:3).

La sana dottrina è quella rivelata dal Cristo, sommo Dottore venuto dal Cielo il quale non cessa di dare i suoi insegnamenti alla Sua Chiesa fra coloro che Egli stesso ha scelto avendo "costituito primieramente degli apostoli; in secondo luogo dei profeti... " (1 Corinzi 12:28). La sana dottrina è rivelata dallo Spirito Santo, ma non è mai in contraddizione con le Sacre Scritture; anzi, trova in esse fondamento e conferma. Lo stesso Gesù basava il suo insegnamento sulle Scritture facendo appello ora alla Legge, ora ai Salmi o ai Profeti (Luca 24:27). È bene ricordare il saggio comportamento degli studenti di Berea i quali, dopo aver ascoltato la predicazione di Paolo e Sila, esaminavano le Scritture per vedere se le cose stavano realmente così (Atti 17:11).

I discepoli furono, dunque, uniti nella dottrina e ancor noi lo siamo, cementati da questa loro dottrina, in una comunione intensa e indissolubile, COMUNIONE CHE NON POSSIAMO SENTIRE VERSO "chi passa oltre e non dimora nella dottrina di Cristo" (2 Giov. 9), come ci ammonisce la Scrittura. Studiamoci, allora, di custodire il buon deposito della sana dottrina di cui il Signore ci ha fatto dono, per mezzo dello Spirito Santo che abita in noi (2 Timoteo 1:13-14).

"UNO" NELLA PREGHIERA

La preghiera è, tra l'altro, un domandare a Dio. Gesù dice: "se due di voi sulla terra s'accordano a domandare una cosa qualsiasi, quella sarà loro concessa dal Padre mio che è nei Cieli" (Matteo 18:19). Certo, è difficile accordarsi, essere "uno" nella preghiera, ma non è impossibile. La preghiera è una lotta, lotta soprattutto in noi stessi per raggiungere, nella preghiera, la perfetta unità fra spirito, anima e corpo. Sappiamo infatti, per esperienza (ce lo dice anche Gesù), che lo spirito è pronto ma la carne è debole (Matteo 26:41). Lo Spirito ha desideri contrari alla carne, mentre la carne ha desideri contrari allo Spirito (Galati 5:17).

Gesù, quando visse sulla terra come perfetto uomo, fu costantemente sottomesso allo Spirito come vediamo, ad esempio, nell'episodio della tentazione, allorché fu condotto dallo Spirito nel deserto (Matt. 4). Orbene, come Cristo fu in ogni cosa sottoposto allo Spirito, così il nostro corpo (la nostra carne) deve essere sottoposta allo Spirito, quando, nella preghiera, lo Spirito Santo vuole intercedere per noi con "sospiri ineffabili" (Romani 8:26) . Nella preghiera, dunque, viene a realizzarsi la perfetta armonia nella nostra tripartita natura allorché lo Spirito Santo intercede assieme al nostro spirito, l'anima dallo stesso Spirito è sospinta ed elevata, mentre il corpo, con le facoltà che gli sono proprie, magnifica Iddio trovandosi nella Sua immediata presenza.

I centoventi sull'alto solaio si erano accordati nel chiedere al Padre lo Spirito Santo, ma, per fondersi veramente tutti in "uno", non impiegarono meno di dieci giorni. Quando ciò avvenne "si fece dal Cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, ed esso riempì tutta la casa dov'essi sedevano. E apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano, e se ne posò una su ciascuna di loro. E tutti furono ripieni dello Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue" (Atti 2:1-4). Più oltre, sempre nella narrazione degli Atti, leggiamo che, mentre la Chiesa, peraltro aumentata di numero, era perseverante nell'unità della preghiera, "il luogo dov'erano radunati tremò; e furon tutti ripieni dello Spirito Santo" (Atti 4:31).

Fu per le preghiere della Chiesa riunita che avvenne la liberazione dell'Apostolo Pietro stretto in catene (Atti 12:5)! Oggi vi sono milioni di anime legate dalle catene del dubbio, del peccato, del vizio, dell'ignoranza, anime che la Chiesa di oggi, come quella di ieri, deve sciogliere e mandar libere, avendone ricevuto il potere dal Suo Capo Cristo Gesù (Matteo 18:18). Per far questo la Chiesa deve fermarsi molto più a lungo nel Getsemane, il luogo del torchio prediletto da Gesù e quivi, come Lui, pregare, pregare fino al sangue per raggiungere la perfetta unità della FEDE, dell'AMORE, della DOTTRINA e della PREGHIERA. In tale unità sta il segreto della potenza della Chiesa!

Come il Padre è nel Figliuolo e il Figliuolo è nel Padre, così possiamo tutti essere, cari fratelli, in una unità indissolubile; essere nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo non per un sol momento, ma per tutto il tempo presente e per quello a venire! Così sia.


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