Non giudicate!
di G.Ulivagnoli

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Matteo 7:1

Signore, dai intelletto ai semplici! Gesù Cristo dichiara: "IO NON GIUDICO ALCUNO!" Spesso chi giudica è trascinato dalla propria ambizione ed orgoglio. Il dovere dei figli di Dio è di rendersi sempre benefattori verso il prossimo, conforme allo spirito di verità. Soltanto Gesù Cristo è in grado di esercitare l'autorità ed il potere del giudizio in considerazione della SUA ONNISCENZA. "E perché guardi il bruscolo che è nell'occhio del tuo fratello, mentre non iscorgi la trave che è nell'occhio tuo?"(Matteo 7:3-4). Il cristiano retto trova sempre ed in tutto, giustificazione e modo di rinfrancarsi senza dar luogo a perniciose considerazioni. "Fratelli, non mormorate gli uni contro gli altri, onde, non siate giudicati; ecco il giudice è alla porta"(Giacomo 5:). Non è bene osservare il prossimo specie quando la coscienza è soffocata dalle nostre passioni o turbata da soverchia carnalità. Nessuno si contamini la coscienza con deplorevoli bassezze! È sempre bene pensare che la vera pace si consegue nell'adempimento dei propri doveri e nella perfetta ubbidienza e sottomissione a Cristo, tutore della nostra felicità. Perciò, in ogni momento della nostra vita terrena, se respiriamo l'alito vivente dello Spirito Santo, saremo resi liberi da ogni impaccio, dalle ingannevoli presunzioni personali intese a turbare la vita spirituale. Dio non vuole che le debolezze o deficienze dei nostri simili siano sindacate con la censura o col biasimo.


ARDITA CONFIDANZA IN CRISTO

"Non ci giudichiamo dunque più gli uni gli altri, ma giudicate piuttosto che non dovete porre pietra di inciampo sulla via del fratello, né essergli occasione di caduta" (Romani 14:13). Il giudizio risulta maggiormente doloso quando esercitato a carico dei servitori del Signore, essendo, Gesù Cristo, UNICO GIUDICE DEI SUOI MINISTRI. Se vivremo nell'amore, avremo modo di considerare i fratelli con opinioni precise, ricordando che nessuno è perfetto e senza macchia. Splendido Gesù Cristo il quale dichiara: "Voi giudicate secondo la carne, Io non giudico alcuno!". La creatura umana, non può confermare o negare i fatti attribuiti a causa di sempre limitata conoscenza; non è in grado di evitare gli equivoci. Solo Dio, mercè le sue perfezioni divine, può distinguere e, nella misericordia, mostrarci l'infinita sua superiorità: certamente la divina sapienza non può sbagliare.

Noi erriamo frequentemente nelle nostre libere vocazioni, specie quando osserviamo, con cruccio, il nostro prossimo. È bene invitare sempre alla moderazione e riflessione. La parola di Dio proibisce i giudizi temerari, maliziosi, ingiusti, perché essi violano la legge dell'amore e della pietà. Cristo condanna apertamente lo spirito di giudizio, perché non vuole che i figliuoli di Dio si mettano al servizio della malignità naturale: tutti sappiamo che il giudizio diviene abituale alla persona volgare e non ai servi della giustizia. Necessita avere preventivamente timore di Dio, considerando che la creatura, per quanto retta, non è dotata di mezzi efficienti per giudicare. Prima di cadere nell'errore è bene consultare Cristo il quale dice: "Chiedete, cercate, bussate! Se chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò" (Giov. 14:14).

Il cuore delle persone elette deve essere sempre ripieno dello SPIRITO PACIFICO E BENIGNO, reso permanentemente irreprensibile dalla grazia. Gesù Cristo, da parte dei suoi nemici, venne erroneamente censurato e giudicato secondo l'apparenza, con triste, orgogliosa, riprovevole presunzione. Sarà sempre spiritualmente povero colui che si diletta a censurare o pronunciare rigorosi giudizi sugli altri, senza timore di Dio. Il giudizio di Cristo sarà severo nei riguardi di coloro che avranno giudicato il prossimo con dolo senza riflessione. Nessun credente ospiti in cuore la malizia, la vendetta, l'inganno, nel fare spiacevoli apprezzamenti a carico del prossimo: DIO NON VUOLE CHE LA VITA E LA FEDE SIANO BIASIMATE! Sulla condotta dei veri figliuoli di Dio veglia lo Spirito Santo; perciò nessuno si renda colpevole, perché Cristo desidera che il cuore dei fedeli sia sempre ripieno di grazia e di generosa benevolenza.


LA PAROLA È UN ORDINE DI CRISTO

"Chi parla contro un fratello o giudica il fratello, parla contro la legge e giudica la legge" (Giacomo 4:11). Il segreto per acquistare chiara conoscenza circa la gravità di questo disordine è di chiedere a Dio una vita perfettamente resa al servizio divino. Non si deve fare ciò che può urtare la suscettibilità del conservo né agire contro la diligenza altrui. Nessuno ha il diritto di censurare o giudicare i compagni di servizio. Facciamo sapere a tutti che i soli mezzi intellettuali non sono sufficienti per pronunciare un giudizio equilibrato e sereno; necessita la vera luce dall'alto, che non può manifestarsi in un cuore naturale, specie se alterato da diffidenza o perversione. Quindi, NOI APOSTOLICI, cerchiamo di vivere con accorta e solerte prudenza onde applicare con esattezza la volontà di Dio. "Ama il prossimo tuo come te stesso!". Fratelli Apostolici, la Sacra Bibbia deve essere sempre onorata, affinché Cristo provveda all'anima più fervidi slanci verso Dio. A suo tempo, Dio, nel giudicare, farà fiorire, per valorizzarle, tutte le manifestazioni sincere del cuore, per cui anche nelle attitudini apparenti e nella testimonianza, è bene presentare apertamente il carattere cristiano.


SEMPLICI - AVVEDUTI

"Provate ogni cosa e ritenete il bene" (1 Tess. 5:21). È doveroso testimoniare al mondo che ogni creatura, indipendentemente dalla giustificazione per fede, sarà giudicata secondo le proprie opere. Perciò non vi siano fra noi discordie o gelosie; nessuno abbandoni Dio e lo provochi, ma piuttosto ricordiamo che, spesso, le nostre sofferenze sono attenuate dalla sua misericordia. Nessuno sprezzi gli insegnamenti divini; piuttosto è bene realizzare che le prove devono condurci all'umiliazione ed alla preghiera.


PERICOLI SOVRASTANTI

"Non mormorate come alcuni di loro mormorarono e perirono colpiti dal distruttore" (1 Corinzi 10:10). La parola di Dio dice: "Chi di spada ferisce, di spada perisce!". Se saremo riottosi, è difficile sfuggire a questa inconfutabile verità. Chi non mormora non sarà condannato. I giudici dei figliuoli di Dio ed i mormoratori cadranno vittime delle loro amare, pungenti aberrazioni. "Non giudicate secondo l'apparenza, ma giudicate con giusto giudizio" (Giov. 7:24). Se saremo chiamati a deporre sopra fatti che richiedono il nostro immediato intervento, è vantaggioso porgere considerazioni favorevoli, conformi alla misericordia divina onde offrire alla fede l'opera della grazia. Tale decisione risulterà, indubbiamente, senza difficoltà in seguito alla valutazione corredata di saggia ed onesta rettitudine, con preghiera. Quando si effettua un giudizio per riprovevole abitudine, anche se mosso da motivi apparentemente seri, risulterà sempre biasimevole perché contrasta lo spirito di carità. Cristo ci invita ad essere molto umili, di sopportarci gli uni gli altri e di lasciarci attirare dalla mansuetudine, dalla longanimità, animati da più completo disinteresse per le astrazioni ingannevoli.

Spesso giudica chi ha la sventura di considerarsi savio e virtuoso; da ciò, la creatura carnale è incoraggiata a censurare il comportamento degli altri. Dalla leggerezza del parlare, possono affiorare gravi responsabilità perché non ciò che si vede soltanto deve formare oggetto di giudizio, ma anche le cose nascoste, gli intimi moventi dell'azione. La parola di Dio ci giudica continuamente e scopre le nostre incapacità. È bene sapere che Cristo, come mediatore della grazia, nella nostra attività, desidera essere pure agente di giustizia, nel somministrarci vigorosa potenza verso la completa conoscenza di Dio.


IL GIUDIZIO, ATTRIBUTO ESSENZIALE DI CRISTO

Chi sei tu che giudichi il tuo fratello? Cristo solo è delegato al giudizio perché è DIO-UOMO. Cristo può rendersi sovrano in tutte le cose in virtù del proprio diritto. "Ogni potestà mi è stata data in cielo e sulla terra" (Matteo 28:18). La creatura, nella conoscenza, è sempre limitata; vede solo le cose apparenti, perciò è bene applicare la regola del diritto anziché condannare o sottoporre a censura. È cristianamente corretto considerare sempre i fatti alla luce della divina misericordia e bontà. Spesso chi biasima è invaso da uno spirito troppo disposto a supporre il male. Anche quando i moventi risultano apparentemente chiari, non è consigliabile prendere completa e definitiva decisione di giudizio.

La violazione specifica di questi comandamenti, depone sfavorevolmente fra i membri componenti il Corpo di Cristo, i quali devono compiere soltanto ciò che da Dio viene preventivamente disposto ed ordinato. Il carattere cristiano deve essere sempre temperato nella discrezione. Cristo mostra continuamente a tutti la via del dovere e della saggezza con invito a salire nelle profondità dello Spirito di Dio. La fede fervente ci può elevare verso il conseguimento dei valori essenziali che pian piano ci conducono verso la perfezione.


TACITA UMILTÀ PER SUPERARE LE PROVE

Non è buono precipitarsi nella valutazione di un fatto senza esaminare tutte le circostanze di tempo e di luogo che lo compongono. Non dobbiamo essere precipitosi, perché Cristo desidera che i giudizi risultino retti ed onesti. Anche il giudizio disciplinare, per i Ministri del Vangelo, è esoso e spiritualmente molesto. Pregando in ogni attività, per spingersi oltre il bisognevole. PENSIAMO AL GIUDIZIO RETRIBUTIVO DI CRISTO! Pensiamo pure che c'è un Dio che vede e giudica sulla terra! Se il credente è in grado di applicare all'anima il suo Salvatore, i convincimenti saranno sempre sereni ed imparziali, nella scrupolosa rettitudine. Il giudizio è tanto riprovevole quanto è naturale nell'umanità caduta.

Chi ama la vera pace promessa da Gesù Cristo, deve stimolare continuamente il desiderio di soddisfare i propri doveri dando luogo a riflessione sui peccati personali, chiudendo gli occhi alle deficienze altrui. Cristo ci consiglia di esiliare dalla nostra vita, per sempre, lo spirito intransigente di giudizio.


SERENA VALUTAZIONE DELLA PAROLA DI DIO

Abbiamo tutti il dovere di stimolare i santi verso la perfezione, facendo, nella Chiesa, sperimentare felici successi negli orizzonti della fede. È sempre vantaggioso eliminare il male con saggi interventi, con decise considerazioni, fino all'esaurimento dei mezzi di grazia. Tutti abbiamo il dovere di ripudiare il peccato. Anche lo zelo eccessivo deve essere mantenuto in giudizioso ritegno. È bene innalzarsi al di sopra della lettera e mettere in esercizio la fede e appropriare la prosperità promessa. Non è ingiusto, in certe circostanze, esprimere giudizi sfavorevoli sulla condotta poco edificante, sempre se la conversazione non è contaminata da spirito diffamatorio. È bene avere sempre opinioni ben definite, provando gli spiriti. IL BUON CRISTIANO NON SI DEVE MISCHIARE ALLA ZIZZANIA.


PIETÀ SOLIDA ED ILLUMINATA

Nella Chiesa è bene non usare troppa indulgenza alle cattive peccaminose abitudini di coloro che volontariamente si degradano consapevoli di peccato. È bene guardarsi nel parlare per non essere licenziosi o scorretti, anche quando Iddio, a mezzo della sua parola, permette che il peccato sia punito con la censura. Sovente le degradazioni avvengono in coloro che arbitrariamente si credono di aver diritto di denigrare. I primi raggi di luce si assimilano nella perfetta volontà di Dio, conformandosi alla parola di verità. Se facciamo uso della luce ricevuta, la grazia di Dio ci libererà dall'errore. È sempre vantaggioso mantenersi nei limiti fissati dal ministerio spirituale, per non eccedere ed andare oltre i limiti della propria competenza.

Nessuno è privo di attitudini sufficienti per scegliere la via benigna e misericordiosa della santità. Dio soltanto ha il diritto di sanzionare ogni mancanza. Ciascuno di noi viva in condizione di progressiva preparazione. Tutti abbiamo bisogno di eccitare l'amore di Dio, con premure più affettuose. Per cadere miseramente, nessuno si lamenti contro Dio. Noè ed i membri della sua famiglia furono preservati dalle acque del diluvio! Così, se persevereremo, tutti i fedeli verranno risparmiati dalle sofferenze, spesso provocate dall'attitudine molesta della coscienza ingiustamente turbata nel giudicare.


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